Gli straordinari di aprile, gli 80 euro di maggio

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Quando noi bambini degli anni novanta si andava alle elementari, per imparare i mesi si ripeteva: “trenta giorni conta Novembre con April Giugno e Settembre..” Pare che trent’anni più tardi i bambini con lo stesso (inutile) grembiulino e guidati dal maestrino, capo scout e giovane per vocazione Matteo Renzi imparino l’alternanza dei mesi così: ad Aprile la Pubblica amministrazione, a Maggio il fisco e a Giugno la giustizia (i maligni, dato il down dell’altro ieri, hanno chiosato: a Luglio WhatsApp).

Foto di Claudia Gori

Sempre alle elementari ci hanno insegnato che se avessimo preso buoni voti e saremmo andati all’università avremmo potuto fare quello che volevamo, che eravamo fortunati, noi bambini degli anni novanta che potevamo scegliere che fare da grandi. Eppure non ricordo quasi nessuno che alle elementari dicesse: “Da grande vorrei studiare Lettere e poi fare il cameriere a Londra” o “Io da grande farò il medico, ma all’estero, dove non c’è bisogno di essere ammanicati per entrare ini specializzazione” o anche “Io farò l’avvocato a 600 euro al mese!”. Sì, c’era sempre il compagnuccio avveduto che voleva fare il benzinaio a causa di quella mazzetta di soldi che esce dalla tasca della tuta blu, ma questi sono diventati tutti social media manager.

Foto di Claudia Gori

Invece pochi giorni fa la mannaia, mica tanto tagliente quando ci hai fatto il callo, dei dati Istat sulla disoccupazione. Cito testualmente Termometro Politico perché io già alle elementari non ci capivo molto di numeri: “Il tasso di disoccupazione a febbraio è schizzato al 13,0%. È il tasso più alto sia dall’inizio delle serie mensili, gennaio 2004, sia delle trimestrali, primo trimestre 1977. A febbraio il numero di disoccupati supera la soglia dei 3,3 milioni. Tre milioni 307 mila persone sono in cerca di lavoro, in aumento di 8 mila su gennaio (+0,2%) e di 272 mila su base annua. Le cose non vanno meglio ai giovani. Infatti, il tasso di disoccupazione dei 15-24enni a febbraio è pari al 42,3%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali su gennaio, quando aveva toccato il picco ma in aumento di 3,6 punti su base annua. Il tasso d’occupazione a febbraio invece è al 55,2%, il tasso minimo da primo trimestre del 2000, ovvero da 14 anni. In Italia risulta occupata poco più di una persona su due tra i 15 e i 64 anni. Inoltre a febbraio 2014 gli occupati sono 22 milioni 216 mila, in diminuzione dello 0,2% rispetto al mese precedente, ovvero di 39 mila unità, e dell’1,6% su base annua, cioè 365 mila. In altre parole, in media, si contano mille occupati in meno al giorno. Il 51% dei giovani italiani è pronto ad emigrare per motivi di lavoro”.

Foto di Claudia Gori

Ed ecco il tasto dolente: non fraintendiamoci, chi scrive ha un’insana passione per il viaggio anche finalizzato ad un trasferimento, solo che gli amici che sono andati via per forza più che per scelta li devo contare sulla dita di entrambe le mani. Anche Renzi, che vorrebbe fare tante cose buone, che presenta le slide con i pesciolini, che si accomiata tutto contento prima con Angela, poi con Barak e adesso con David, si dice sconvolto per questi nuovi dati e riprende la solita filastrocca che fa più o meno così: “Ci sono segnali di ripresa che però non sono sufficienti. C’è bisogno di correre”. Aveva esordito con una promessa di 1.000 euro in più all’anno in busta paga per chi prende meno di 1.500 euro al mese, cioè circa 80 euro in più: la notte in cui tutte le vacche sono nere (diceva uno di nome Schelling) si prendono gli 80 euro e si va a fare la spesa al discount tutti zittini e buoni, ma, a guardare al di là dei CornFlakes in sconto, è una cifra raccapricciante.

Foto di Claudia Gori

E, nonostante, ci abbiamo definiti la generazione RyanAir, quelli vale a dire che riescono a stipare le proprie trentennali esistenze in una valigia dalle dimensioni ridicole, ogni tanto ci piacerebbe poter viaggiare comodi, imbarcare il bagaglio e scegliere la meta.
Siamo anche quella generazione che si nutre ossessivamente delle proprie disgrazie, come in un continuo refrain di “Non ci resta che piangere”, in cui ad ogni passo avanti ci chiedono un fiorino. Lo fa creando su di sé web series noir, di quartiere, di millantante soddisfazioni o di lavori nel fatato mondo dell’arte.
La più grande è Boris che, quasi ad anticipare i famosi 80 euro in più in busta paga che Matteo ci manderà con tante scuse per la beffa, regala una scena mirabile con un meraviglioso Paolo Calabresi che recita più o meno così:

– “Tiè”
– “Li mortacci tua, me stai a licenzià? Non è giusto però eh, non è giusto..
– “Lo sai che sso sì? So 7.000 euro..Sò’ li STRAODINARI DE APRILE!”

E da quella bambina che faceva le elementari negli anni 90, non portava il grembiule per protesta e voleva fare la giornalista si leva una frase, sommessa: malimortanguerieri…

Foto di Claudia Gori

*Le altre foto di Claudia Gori su claudiapiuuno.wordpress.com e www.claudiagori.com

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Giulia Maria Falzea

Informazioni su Giulia Maria Falzea

All’anagrafe ho tre nomi dal gusto vagamente religioso: Giulia Maria Benedetta, il che, crea in me parecchie confusioni esistenziali e interpretative. Infatti tre sono le sole cose su cui non nutro dubbi: non sono religiosa, sono (tristemente) di sinistra e mi piace la pasta al sugo. Vengo dal sud soleggiato e disperato insieme, ho vissuto a Bologna, Londra, Roma, Milano e Bari: tutti posti in cui mi sento a casa, sebbene sono e resto una migrante. Ecco perché quello di cui scrivo sono le storie migranti. Da bambina la mia Barbie preferita era una stangona “color di cioccolata” chiamata Dambisa, ecco perché il mio spazio su Sfera Pubblica si chiama: Vorrei la pelle nera. So cucinare, ho un cane bassotto, e coltivo relazioni sentimentali instabili. Al mio funerale deve essere suonata questa canzone: Nina Simone – Ain't Got No, I Got Life
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