Carri armati di cartone e leggi (ridicole) cancellate

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Come ci si mettono talvolta le coincidenze a buggerare la storia di questo Paese è ormai risaputo. Quindi che nel medesimo giorno venga depenalizzata la legge sull’ingresso e il soggiorno irregolare dei migranti in Italia, e vengano arrestati 24 secessionisti veneti non stupisce.

È come in uno dei film di Don Camillo e il compagno Peppone, anche se certamente la trama e gli attori sono più scarsi: da una parte, il Parlamento cancella il reato di clandestinità e dall’altra il gip di Brescia scopre una specie di falange oplita sgangherata e vestita di verde.

Nel dettaglio: la Camera dei Deputati ha approvato ieri definitivamente la proposta di legge delega sulle “pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio” che, tra le altre cose, destituisce il “reato di ingresso e soggiorno nel territorio dello Stato”. Il testo è passato con 332 voti favorevoli ma toccherà al governo realizzarla, entro diciotto mesi.
Più a nord di RomaLadrona, invece, il gip di Brescia definiva «Velleitari», ma non per questo meno pericolosi i 24 secessionisti arrestati sull’asse Brescia-Venezia, e spiega: «Esiste un quadro indiziario nitido, composito e gravissimo in ordine all’effettiva sussistenza di uno stabile vincolo associativo» con il fine «senza dubbio eversivo dell’ordine democratico e costituzionale». Il suddetto fine prevedeva l’assalto a piazza San Marco, a Venezia, con un “Tanko”, un carro armato rudimentale già divenuto l’idolo dei vignettisti d’Italia. Lo scopo ultimo quindi era quello di «intaccare l’unità dello Stato e creare un nuovo Stato regionale».

Parlare di anacronismo per entrambe le notizie sembra quasi offendere l’intelligenza di chi legge. Ma proprio di questo si tratta: di persone che non sanno da quale parte sta andando il mondo, che probabilmente qualcuno ha esaudito il loro desiderio di fermarlo e scendere dal pianeta Blu. Il sindaco di New York è un italo americano con un figlio con acconciature africane, (per non parlare del Presidente, quello “abbronzato”); in tutto il mondo si celebrano matrimoni tra persone dello stesso sesso; le droghe leggere sono legali e usate per scopi terapeutici; Presidenti Sud Americani rinunciano ad interi stipendi e vanno in giro con macchinette scassate. E in Italia si gioisce per la (forse) abolizione di una legge omofoba, razzista, da terzo reich e un gruppetto di sparuti figli di Odino si fabbricano cingolati in casa. Ma, in verità, quello che lascia più basiti non sono tanto le notizie in sé, quanto quello che viene detto dopo da detrattori e ammiratori che sono, ovviamente, l’uno il retro della medaglia dell’altro. Se da una parte l’abolizione della scandalosa “Bossi – Fini” che prevedeva il reato di clandestinità introdotto nel 2009 da Lega Nord e Popolo delle Libertà, e ha fatto diventare un criminale ogni irregolare costringendo i tribunali a istruire migliaia di processi (che sono i così detti costi della giustizia), è una soddisfazione da popolo civile, dall’altra, la sola idea di aver avuto questa legge per cinque anni dovrebbe far rabbrividire chiunque.

Invece no: quello che succede, un 2 aprile qualunque, in uno Stato come il nostro, è che uno dei maggiori politici italiani, Matteo Salvini sostiene a gran voce che mentre in Parlamento si liberavano milioni di criminali veri, 24 poveri secessionisti armati di carta biadesiva mimetica (ndr) venivano arrestati per un bel niente! Anzi meglio, per una richiesta legittima: staccarsi finalmente dalla capitale corrotta (nazione infetta, diceva uno molto bravo).

E poi ancora a tirarla con l’uscita dall’Euro, che bada bene non vuole dire uscire dall’Europa, ignorando qualsiasi minima nozione di economia dei cambi o anzi, di economia, punto.

Come se cento anni di lotte per la parità dei diritti non fossero mai esistiti, e non ci fossero mai stati gli schivi chiusi in stanze mostruose, che oggi chiameremmo C.I.E., o un Giuseppe Mazzini ad unificarci tutti, o i Zamboni a petto scoperto o i Gramsci, i Matteotti. Ma questa è la nazione dell’oggi è così, domani chissà.

Nulla di più grottesco e al tempo stesso naturale in Italia: Don Camillo e Peppone se la ridono, amareggiati, cercando le istruzione per costruire un Tanko di cartone.

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Giulia Maria Falzea

Informazioni su Giulia Maria Falzea

All’anagrafe ho tre nomi dal gusto vagamente religioso: Giulia Maria Benedetta, il che, crea in me parecchie confusioni esistenziali e interpretative. Infatti tre sono le sole cose su cui non nutro dubbi: non sono religiosa, sono (tristemente) di sinistra e mi piace la pasta al sugo. Vengo dal sud soleggiato e disperato insieme, ho vissuto a Bologna, Londra, Roma, Milano e Bari: tutti posti in cui mi sento a casa, sebbene sono e resto una migrante. Ecco perché quello di cui scrivo sono le storie migranti. Da bambina la mia Barbie preferita era una stangona “color di cioccolata” chiamata Dambisa, ecco perché il mio spazio su Sfera Pubblica si chiama: Vorrei la pelle nera. So cucinare, ho un cane bassotto, e coltivo relazioni sentimentali instabili. Al mio funerale deve essere suonata questa canzone: Nina Simone – Ain't Got No, I Got Life
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