Legge elettorale: voto di scambio, nominati o…

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L’approvazione della legge elettorale, ribattezzata in Italicum per seguire la moda avviata dal Mattarellum, ha scatenato gli ultras delle curve politiche con i social network a far da mirabile amplificatore agli strepiti.

La premessa è che questa riforma lascia molto a desiderare. L’elemento peggiore, spuntato durante l’iter parlamentare, non è la mancanza delle preferenze, bensì il via libra alle candidature multiple. In questo modo si otterrà in toto l’effetto “Porcellum” con il “Parlamento dei nominati”. Senza le candidature multiple (un candidato può essere presente nelle liste di diverse circoscrizioni, per esempio contemporaneamente in Campania, Lombardia e Lazio), ci sarebbe stata la necessità degli aspiranti parlamentari a impegnarsi sul territorio per fare campagna elettorale.

Fatta eccezione per il capolista e qualcun altro, infatti, esisteva un concreto pericolo che un candidato non fosse eletto. Le candidature multiple spazzano via questo discorso, ahinoi. Basta sistemarsi strategicamente nelle liste di altre circoscrizioni e il gioco è fatto.

Tuttavia, sui cahiers de doléances che si leggono sul web e sui giornali, tale aspetto emerge in modo marginale. L’indice viene puntato contro le liste bloccate, che negano il diritto alla preferenza all’elettore. Un dibattito un po’ meno forzoso e strillato dovrebbe però ricordare ciò che vuol ha rappresentat per decenni la mitica preferenza: un assist al voto di scambio. Che tradotto vuol dire: campagna elettorali condotte da “signori delle preferenze” con in dotazione pacchetti di voti in virtù di “spintarelle” e quant’altro.

La scelta, in sintesi, sarebbe quella tra la certezza di un “Parlamento dei nominati” (ma in questo caso il problema non è il meccanismo in sé, ma la modalità con cui avvengono le “nomine” nelle liste) e il grosso pericolo di voto di scambio (chi vive nel mondo reale, e non quello fatato dell’universo possibile, sa bene quanto sia una piaga, non solo meridionale). Dunque, per onestà nei confronti di se stessi, bisognerebbe evitare cieche invettive contro il “neo Porcellum”.

Un altro appunto mosso alla legge elettorale è che il premio di maggioranza “nega” la democrazia.

Un discorso in parte condivisibile. Ma l’alternativa al premio di maggioranza è il proporzionale puro, simile a quello introdotto dalla sentenza anti Porcellum della Corte costituzionale. Il proporzionale puro, però, costringe alle alleanze che in Italia, a causa di una malattia inoculata da un certo populismo mediatico, è sinonimo di inciucio.

Anche in questo caso la scelta è tra la forzatura del premio di maggioranza e la necessità di fare alleanze.

In realtà esisterebbe una “terza via”, quella che conduce al maggioritario, stile Mattarellum, che però non piace al centrodestra, mentre il Movimento 5 Stelle ha proposto la sua reintroduzione solo quando sapeva che non sarebbe stato votato…

ipse dixit

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