Il blu della Boschi e le tasche di Renzi

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Che la cerimonia del giuramento del governo non fosse uno strepitoso spettacolo mediatico, era un fatto risaputo. Ogni ministro sfila davanti al presidente della Repubblica e recita la formula. Tutto scontato. Si tratta di un formalismo che non vuole portare con sé alcuno spettacolo.

Eppure il dibattito, in Rete e sui media tradizionali, ha bisogna di alimentarsi con effetti speciali. Così è stata posta una questione dall’elevato livello filosofico sul vestito blu elettrico della neo ministra Maria Elena Boschi. E soprattutto le sue “forme” evidenziate dall’abbigliamento. Insomma, senza voler finire nel cattivo gusto, possiamo serenamente affermare che per una giornata (e più) si è discettato sul sedere della giovane esponente del governo.

Qualche giorno dopo, invece, il livello del confronto è stato da Premio Pulitzer: l’intervento di Renzi al Senato con le mani in tasca. Opinionisti e osservatori hanno calato ettolitri di riflessioni sul gesto, scervellandosi su un quesito: maleducazione o innovazione? Insomma roba da scrivere una tesi sulla fenomenologia delle tasche di un premier che chiede la fiducia.

L’approccio dell’informazione, sui due fatti appena illustrati, rappresenta una preziosa, anzi fondamentale, testimonianza della vuotaggine del dibattito. E, perdonate l’irriverenza, stavolta la responsabilità non è solo dei “politici manigoldi”, come piace sostenere a una certa vulgata.

Il problema, purtroppo, sembra essere di portata più ampia e assai preoccupante. L’abbassamento del livello culturale ha colpe profonde, che riguardano noi tutti. Bisogna, insomma, rilevare che la tendenza alla semplificazione, alla morbosità verso i simboli (anche quando hanno un valore abbastanza scarso) riduce tutto a un banale chiacchiericcio da osteria (dopo il terzo/quarto bicchiere di vino).

Gli articoli sul “nulla”, peraltro, non sono attribuibili alla “cultura del tweet”, come si tende a fare in maniera autoassolutoria, bensì rispondono a logiche “da guardoni”, che tanto piacciono ai media.

Sarà pure che l’osservazione è troppo “moraleggiante” e che il pubblico va accontentato anche su questi aspetti più ludici e secondari. Ma d’altra parte bisognerebbe avere il buon gusto (qualcosa di molto démodé) di non praticare il culto della lamentazione (citato ieri da Renzi) dinanzi al calo della qualità del confronto. Perché ognuno ha la propria quota di responsabilità, specie quando ci si concentra sul blu elettrico della Boschi o sulle mani in tasca di Renzi.

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