Quei tre quarti di secolo del Trap che non pesano

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Stavolta Giovanni Trapattoni stupirà tutti, ancor più di quando allenava l’armata juventina tre decenni fa. Più di quando non fece toccar palla a Pelè in uno storico Italia-Brasile degli anni Sessanta, più di quando fu protagonista beffato al mondiale nippocoreano. Sì, Trapattoni dalle sette vite come i gatti conferma quel che si era sempre saputo sul suo conto, non ha la benché minima intenzione di mollare l’osso.

Puntiglioso, pervicace, anche se quando andò a scontrarsi con un popolo da sempre considerato testardo come quello sardo ne uscì con le ossa rotte. Ricordate la sua esperienza sulla panchina del Cagliari? Venne esonerato, o forse mollò lui, ancora c’è da capire molto su quell’addio. Adesso che si sta spostando verso i settantacinque anni, che compirà il 17 marzo, ha stipulato un accordo quadriennale per allenare la nazionale della Costa d’Avorio a partire dalla fine del Mondiale che si disputerà quest’estate in Brasile.

Ha un obiettivo, conquistare la prossima Coppa d’Africa alla guida di una squadra pronta ad annoverare in campo gente come Didier Drogba e che al momento è guidata da Sabri Lamouchi, ex centrocampista di Parma, Inter e Genoa e dal 2012 è allenatore dei leoni d’Africa.

Così, qualora servisse una conferma, pure il “Trap” diventa leone d’Africa, dopo esser stato “british” alla guida della nazionale irlandese. Ironico e graffiante, fra le vittime preferite della Gialappa’s, ma anche omaggiato da Aldo, Giovanni e Giacomo ai tempi di “Mai dire gol”, Giovanni Trapattoni da Cusano Milanino ha realizzato i sogni di chi si siede in panchina come allenatore. In Italia ha guidato grandi squadre – la Juventus, il Milan e l’Inter, quella dei record per intenderci – e realtà importanti come la Fiorentina e il Cagliari; ha timonato in Germania Bayern Monaco e Stoccarda, in Austria il Salisburgo, in Portogallo il Benfica, la nazionale azzurra e quella irlandese, rubando il proscenio anche quando i risultati non arrivavano.

Ha vinto un pò ovunque, da calciatore così come da allenatore e adesso che diventerà pure ivoriano, potrà ragionare sul futuro. Ma come? Avrà 79 anni quando gli scadrà il contratto con la nazionale della Costa d’Avorio. Beh… scommettiamo che poi continuerà? Chissà, forse in Australia, o negli Stati Uniti. O magari in Cina, si facciano avanti gli allibratori. Per noi, in ogni caso, resterà sempre quello dello “Strunz” esclamato in Baviera che fece ammutolire pure i panzer.

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Massimiliano Morelli

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In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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