#Allacciamoli: storie di ordinaria integrazione

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Ci sono le grandi storie, quelle in cui si inciampa un po’ per caso e delle quali ci si fa un’opinione solo perché si è letta l’opinione di un altro. Sono grandi per spessore morale, per impatto sulla Storia (quella matrigna) e per numero di coinvolti, o malcapitati. Ad esempio ci sono le storie qui raccontate nell’unico modo in cui si è capaci, di Sochi o delle migrazioni in mare, delle adozioni a distanza e di referendum elvetici e poi c’è la quotidianità che, banalmente, è fatta di eventi esemplari, di lettere minuscole di poca risonanza. Paddy Power, sito di scommesse on line con ArciLesbica e Arcigay e la Fondazione Candido Cannavò per lo Sport, lancia il “Diamo un calcio all’omofobia – Chi allaccia ci mette la faccia”
È ancora una volta la bandiera iridiata del gay pride che si fa simbolo e mezzo di propaganda pro diritti e proprio laddove, nel calcio, c’è uno dei più radicati pregiudizi contro il mondo LGBT, si decidono di indossare un paio di lacci color arcobaleno: non solo calciatori ma anche campioni del basket e pallavolo partecipano alla festa.

Hanno ricevuto un “kit” contenente i lacci, il manifesto della campagna e l’invito formale ad allacciarli per dimostrare il proprio sostegno nella lotta contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, come se stessero giocando a gira la moda o costruendo la nave pirata. Il paradosso simbolico è che i lacci sono soprattutto un oggetto che serve a chiudere a stringere in una morsa funesta e a non far arrivare aria, quella che permette invece di respirare e di ossigenare il cervello, aperto, anche questo. Dai piedi, altro simbolo della coscienza e del proprio futuro nelle culture orientali, alla testa, ai gesti paradigmatici che vogliono dire qualcosa di profondamente elementare: l’uguaglianza è un diritto.

Davide Moscardelli testimonial della campagna contro l’omofobia targata Paddy Power

Le stringhe arcobaleno sono arrivate ai club professionistici del mondo del calcio, del basket e della pallavolo perché vengano indossati specialmente nelle giornate del 22 e 23 febbraio: sono ormai finiti i tempi dei lustrini, e dei boa di pitone (mito intramontabile), adesso la vera provocazione sono i lacci delle scarpe da ginnastica.
Ovviamente anche i Social partecipano al corteo immaginario di lacci in fila per tre col resto di due: è l’hashtag #ALLACCIAMOLI a fare da Dee jay in pista.


“Affrontiamo il lancio di questa campagna con grande entusiasmo” – ha dichiarato Alessandro Allara, Direttore della Comunicazione di Paddy Power Italia – “È stato un percorso lungo e impegnativo. Essere al fianco della Fondazione Candido Cannavò è per noi è un punto di partenza imprescindibile in quanto incarnava il condiviso obiettivo di “coltivare, divulgare e promuovere i valori dello sport e, attraverso esso, della convivenza sociale” come cita il manifesto della Fondazione stessa”.

In questo spazio è proibita la violenza, ma questa volta un calcio lo diamo anche da qui e #ALLACCIAMOLI.

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Giulia Maria Falzea

Informazioni su Giulia Maria Falzea

All’anagrafe ho tre nomi dal gusto vagamente religioso: Giulia Maria Benedetta, il che, crea in me parecchie confusioni esistenziali e interpretative. Infatti tre sono le sole cose su cui non nutro dubbi: non sono religiosa, sono (tristemente) di sinistra e mi piace la pasta al sugo. Vengo dal sud soleggiato e disperato insieme, ho vissuto a Bologna, Londra, Roma, Milano e Bari: tutti posti in cui mi sento a casa, sebbene sono e resto una migrante. Ecco perché quello di cui scrivo sono le storie migranti. Da bambina la mia Barbie preferita era una stangona “color di cioccolata” chiamata Dambisa, ecco perché il mio spazio su Sfera Pubblica si chiama: Vorrei la pelle nera. So cucinare, ho un cane bassotto, e coltivo relazioni sentimentali instabili. Al mio funerale deve essere suonata questa canzone: Nina Simone – Ain't Got No, I Got Life
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