Forse è meglio la scissione

Pubblicato il da

foto tratta da Flickr

Il Pd era nato come un grande progetto unitario. Il nobile (l’aggettivo è davvero privo di significati ironici) obiettivo era quello di rivoluzionare il centrosinistra e dare un nuovo impulso alla politica italiana. Più che un partito era un sogno per le nuove generazioni, perplesse dalle etichette novecentesche, tipo comunista e democristiano. Ma come spesso accade, la realtà è diversa dalle speranze. L’elenco dei difetti del Pd è meglio risparmiarlo per carità di patria, anche perché mancano pochi giorni al “funesto” anniversario delle elezioni 2013.

Il Pd, oggi, avrebbe dovuto essere quello che speravano i suoi sostenitori in un primo momento: un grande soggetto di centrosinistra, di stampo europeo, capace di contenere diverse anime e fondato sul contatto con gli elettori. Il famoso confronto sulla base, che – ahinoi – viene evocato solo in tempi di campagna elettorale.

L’Operazione Pugnalata, condotta da Renzi per eliminare Letta (proprio quello di #enricostaisereno), consegna una certezza: la speranza incarnata del Pd di centrosinistra e bla bla (per approfondimenti vedi sopra cosa si intende) è sepolta. Il dramma peggiore è che l’assassino non appartiene alla genìa degli ex-qualcosa, siano essi democristiani o comunisti.

L’autore del delitto è il Nuovo più Nuovo a disposizione: il rottamatore ante litteram. Matteo Renzi. Lui, pur di arrivare a Palazzo Chigi, ha adoperato strategie centriste da Prima Repubblica. Roba che se fosse ancora vivo Andreotti gli avrebbe dato una pacca sulla spalla, investendolo come suo erede. Con tali premesse la parola “sinistra” viene cassata dal vocabolario di governo, visto che le alleanza si fanno con i conservatori alfaniani più liberali vari.

Quindi, tra chi voleva un Pd di centrosinistra e bla bla, viene da domandarsi: che si fa? La risposta mica è facile. Le soluzioni sono due: accettare una situazione del genere, facendo spallucce e lottando per migliorare le cose, oppure prendere atto che quell’idea di Pd è fallita e perciò fare una cosa – ahinoi bis – tipicamente di sinistra: una scissione.

Per quanto la nascita di nuovi partiti sia spesso discutibile, nella circostanza sembra la soluzione migliore. Ed è anche l’unica scelta per non logorarsi in un’opposizione interna, che alla fine de adeguarsi alla maggioranza. Dunque, quella minoranza, seppur dissenziente, viene associata alla maggioranza neo-centrista, con un lieve cedimento a destra (per citare Gaber, che fa sempre figo). Del resto se Renzi ha deciso di non subire la pallida azione del governo Letta, perché Civati – tanto per fare nomi – dovrebbe sorbirsi altri quattro anni di larghe intese? La questione non è una “semplice” linea politica, bensì il Dna di un partito.

I pro di una scissione sono evidenti. Prima di tutto si metterebbe un argine all’emorragia di voti, che vengono intercettati con magno gaudio da Beppe Grillo (a questo link abbiamo già discettato sulla questione). Così, più che un’ipotesi, un nuovo partito di sinistra appare una necessità. Inoltre, si potrebbe avviare un’operazione su scala ridotta di quello che avrebbe dovuto essere il Pd. Una forza in continuo confronto con gli elettori. E basta avere un po’ di raziocinio per capire quali sono i temi fondamentali: taglio agli sprechi (la famosa questione degli F-35, per esempio), equità fiscale, diritti civili. Argomenti da declinare con precise proposte. Infine, ci sarebbe la possibilità di avere una maggiore libertà di azione, slegati dai diktat della “maggioranza”.

I contro di una scissione iniziano… dall’incipit di questo post. Si infrangerebbe definitivamente il sogno di un partito di un grande partito di centrosinistra del Terzo Millennio (ma, del resto, lo hanno già distrutto i fatti, o meglio i dirigenti vecchi e nuovissimi). Poi, da un punto di vista pratico, un partito nato per scissione correrebbe il rischio di non essere mai “maggioritario” e quindi i temi sventolati potrebbe restare inapplicati di fronte alla mancanza di numeri in Parlamento. C’è da mettere in conto il pericolo di un soggetto di testimonianza. Infine non bisogna dimenticare la lacerazione dei rapporti politici in quell’area.

Ma ciononostante, forseahinoi ter – è meglio la scissione. A patto che il nuovo partito non diventi rifugio per nostalgici della falce e martello.

ipse dixit

Alfano parla di carcere per chi sceglie l’utero in affitto. Ma il ministro lo sa che in Italia questa pratica è già vietata dalla legge 40? continua

Monica Cirinnà, relatrice del ddl sulle unioni civili
21 aprile 2015 | Giovedì 23 aprile – ore 18,00 Libreria Ibs Via Nazionale, 254 – Roma Presentazione del libro “Il Creasogni” di Simone...