Un “Bergoglio” al Quirinale

Foto tratta da Flickr.

Giorgio Napolitano deve superare immacolato la procedura di impeachment. Il Movimento 5 Stelle ha voluto portare avanti la sua battaglia propagandistica, con lo scopo di intercettare quella fascia di elettorato che non si riconosce nell’attuale Presidente della Repubblica. Si tratta di una mossa anche comprensibile visto l’avvicinamento della scadenza elettorale per le Europee. Ma per il bene delle Istituzioni, già lese dagli ultimi accadimenti, bisogna che il Capo dello Stato superi senza tentennamenti la trappolina del M5S.

Tuttavia, al termine di questo iter, Napolitano deve programmare la sua exit strategy. Un’uscita di scena per cercare di rilanciare l’immagine della Repubblica italiana: del resto lo stesso “Re Giorgio” ha detto di non voler restare un giorno in più rispetto all’emergenza istituzionale che lo ha portato alla rielezione. Al Quirinale occorre una svolta, paragonabile a quella che è avvenuta al Vaticano con l’elezione di Jorge Mario Bergoglio, l’uomo che sta rivoluzionando la Chiesa pur con tutte le difficoltà del caso.

Fuori dalla metafora papale, insomma, le Istituzioni hanno bisogno di una “rivoluzione” o, per meglio dire, di una figura che sappia incarnare la richiesta di vicinanza ai cittadini. Napolitano, dall’operazione che ha portato Monti a Palazzo Chigi in poi, ha cominciato a svolgere un ruolo simile a quello dei Presidenti della Prima Repubblica (e ciò, involontariamente, mostra ancora di più l’inadeguatezza della richiesta di impeachment avanzata dal Movimento 5 Stelle), quindi maggiormente incisivo sugli equilibri politici.

Il suo compito è stato dettato dalle contingenze come lo sfilacciamento della situazione politica unito alla deflagrazione della crisi economica. Al termine di questo processo, però, serve un cambio di rotta abbastanza netto.

Un paragone comodo chiama in causa il “mito” di Sandro Pertini. Un “partigiano come presidente” (per parafrasare la nota canzone) potrebbe rappresentare un momento di ri-saldatura rilevante, soprattutto in una fase di tensione sociale e politica così forte.

La domanda che può essere avanzata è: chi può sintetizzare questa istanza di cambiamento? La rosa dei nomi può essere amplissima, come può risultare vuota. La pretesa di candidare da un piccolo blog una persona al Quirinale appare eccessiva. Ma di certo occorre una personalità fuori dagli schemi politici, dotata di senso istituzionale.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI