La sinistra del “metodo”

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La legge elettorale, da qualche settimana, è diventata come la Nazionale al Mondiale. L’argomento preferito. Quando giocano gli azzurri tutti diventano ct. Ora, invece, si sono scoperti fini giuristi e commentano l’Italicum, figlio diretto dello “Spagnolum” e parente di del “Sindacum” (questa è stata inventata al momento, perdonateci). Sarebbe già un passo avanti chiamare il sistema elettorale con un nome che non abbia il suffisso “um”, perché la situazione è diventata una macchietta.

Ma con buona pace degli alambicchi lessicali, il dibattito sulla riforma ha svelato lo stato dell’arte nel Partito democratico. La direzione nazionale ha resuscitato lo scontro, rimasto latente nei giorni post primarie, tra uno dei candidati sconfitti, Gianni Cuperlo, e il segretario eletto, Matteo Renzi.

Nel corso del suo intervento Cuperlo ha sostanzialmente fatto capire perché il centrosinistra ha perso per venti anni (oppure perché quando ha vinto lo ha fatto per poco e senza coprirsi di gloria). La sua critica al leader è stata relativa al “metodo”. Nientemeno.

Se volessimo tirare fuori l’intero armamentario della comunicazione sinistra (nel senso di comunicazione che fa danni) potremmo attingere parole stupende tipo “piattaforma programmatica” o “cabina di regia” oppure ancora “trovare la quadra”. La lista è lunga, ma la risparmiamo  visto che negli anni è stata un leitmotiv.

Cuperlo ha così dissotterrato la “sinistra del metodo“, quella che guarda prima di tutto alla forma, come se fosse la cosa fondamentale. O comunque più importante della sostanza. Tanto che, per ricercare il leggendario “metodo”, si finisce per girovagare intorno al problema… dimenticando poi qual è il centro della questione. Per dirla in altre parole: la ricerca della forma sacrifica la sostanza.

Ora che Renzi abbia dei modi spicci è risaputo. Ma se il suo appeal è tanto forte (alle primarie hanno votato gli elettori di centrosinistra) sui cittadini che prima votavano Ds, è proprio perché è subentrata una sorta di stanchezza rispetto a certe posizioni ridondanti.  Sarebbe un bene che la genìa della sinistra del metodo lo comprenda, altrimenti c’è davvero il pericolo che il renzismo ingoi il partito.

Una postilla è dedicata alla proposta di legge elettorale di Renzi (giusto per unirci al club dei fini giuristi): non è la migliore possibile, ma è probabilmente il miglior compromesso possibile. Ed è soprattutto un passo avanti rispetto agli ultimi 20 anni (compreso il Mattarellum, che con lo scorporo non era propriamente un sistema invidiabile).

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