Arrovescio tutto

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Eccola, la palla che s’impenna e tu, che fai? Presto detto, ti metti spalle alla porta e con un colpo da maestro infili il portiere avversario, al volo, con il corpo sospeso per aria. Facile, no? Forse per uno come il romanista Alessandro Florenzi si, del resto è un ragazzo che ha voglia di spaccare il mondo; e magari ha ragione Francesco Totti, pronto a spiegare in maniera ironica che certe cose a una certa età non si fanno, che rischieresti di restare giù per terra, o magari con la schiena incriccata.

Siamo schietti, la rovesciata è uno dei gesti atletici più belli del football, con buona pace di Arrigo Sacchi, genio del calcio che forse a volte straparla, specie quando afferma che la rovesciata è uno sbaglio di chi la fa, perché è una costrizione dovuta a una posizione errata mantenuta in campo. Ma che è la teoria della relatività? E’ filosofia astratta, concezione della materia, roba da cervelloni alla Einstein?

Resti morbido, signor Arrigo, le vogliamo bene, ma ci ripensi sulla rovesciata, che fra le altre cose compie proprio quest’anno, 2014, un secolo di vita. Si racconta che il primo a proporla fu Ramon Unzaga Asla, spagnolo naturalizzato cileno che nel 1914 si inventò qualcosa che nessuno aveva mai visto prima: una capriola in volo realizzata colpendo il pallone in modo acrobatico. Per questo la chiamarono “chilena”, anche se proprio nell’America Latina c’è una sorta di rivendicazione per stabilire la paternità. Da noi è diventata talmente famosa che l’album dei calciatori, 53 edizioni, non può fare a meno di utilizzarla per la copertina. Ed è Carletto Parola, quello immortalato sul “Panini”, anche se le teorie sono molte. Forse troppe.

Tutto troppo facile, Wikipedia cerca di condensarla così: “Viene effettuata in aria in una rotazione all’indietro per poi colpire il pallone violentemente con il collo del piede. Il tiro parte così oltre la testa del giocatore, nel verso opposto a quello verso cui egli era rivolto prima di spiccare il salto”. Più facile a farla, forse, che a spiegarla. Pochi giorni fa lo svedese Zlatan Ibrahimovic è stato premiato, suo il gol più bello del 2013, ovviamente in rovesciata… quasi impossibile, la sua. In Italia le rovesciate le proponevano centravanti come Silvio Piola, Gigi Riva, Roberto Pruzzo, che una volta infilò la porta della Juventus al termine di un agguerritissima sfida degli anni Ottanta. Ma la rete più bella, prodotta da un italiano, resta quella di Mauro Bressan, scaturita durante una sfida europea della Fiorentina col Barcellona.

Chiusura di sipario su Pelè, premiato col Pallone d’oro alla carriera. Di rovesciate lui, Edson Arantes do Nascimiento, ne ha regalate a iosa, alla platea. Ma quella storica, ed è il colmo dei colmi, resta quella realizzata sul set cinematografico di “Fuga per la vittoria”. Quasi da non crederci…

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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