In nome della…madre!

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La Corte Europea dei diritti umani scende come una doccia fredda sulla Costituzione italiana. Definita società dai retaggi patriarcali, ecco che l’Italia resta indietro e ne dovrà pagare le conseguenze, su quello che è un valore sociale più che morale. Il cambiamento dello status delle famiglie è un dato di fatto, che sta determinando persino il ribaltarsi di una legge che era vero e proprio fondamento di una genesi, un riconoscimento di discendenza.

Tutto questo è lo specchio del cambiamento culturale che come tutte le consuetudini e i cambiamenti ha effetto poi di legge stessa, superando stavolta persino le Fonti primarie. La sentenza, che diverrà definitiva tra Tre mesi, cambierà quindi lo stato attuale in cui è possibile aggiungere ma non sostituire il patronimico. Il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha preso con buona pace l’adeguamento, che certo comporterà cambiamenti anche a livello sociale.

Tutto nasce oltreché dal ricorso di una coppia milanese, dal Trattato di Lisbona che vede l’Italia doversi adeguare alle norme europee degli altri Stati Membri, cosa non sempre accaduta, poiché nella carta dei diritti Ue è ben specificato il divieto di “discriminazione in base al sesso”.

Un vero e proprio diritto di uguaglianza, poiché i giudici sostengono che «se la regola che stabilisce che ai figli legittimi sia attribuito il cognome del padre può rivelarsi necessaria nella pratica, e non è necessariamente una violazione della convenzione europea dei diritti umani, l’inesistenza di una deroga a questa regola nel momento dell’iscrizione all’anagrafe di un nuovo nato è eccessivamente rigida e discriminatoria verso le donne».

Sul piano formale quindi è tutto chiaro, e l’Italia dovrà adottare riforme legislative o di altra natura per rimediare alla violazione riscontrata. Ma come la prenderà quella parte conservatrice, che non si apre alle coppie di fatto, e che vede nella famiglia a tre l’unica forma degna di essere considerata tale, questa novità?
Vedremo quali saranno i risvolti, ma senza dubbio si tratta di un passo verso un nuovo concetto di famiglia piu’ aderente alla realtà sociale.

ipse dixit

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