L’anno che verrà… (in politica)

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Nel 2014 Enrico Letta sarà spumeggiante. Sarà in grado di cambiare l’Europa, abbassando davvero la pressione fiscale (non solo secondo i dati della Cgia). Il presidente del Consiglio sarà un abile stratega che rilancerà l’economia. Il governo porterà il Pil al +5%, tanto che non si dirà più “crescita a ritmo cinese”, ma “crescita a ritmo italiano”. Il tutto senza ledere i diritti dei lavoratori, che anzi saranno rafforzati. I precari saranno trattati da lavoratori veri, non più da sottoproletariato. Un 2014 scoppiettante, insomma.

Il vicepremier Angelino Alfano e la ministra della Giutsizia Anna Maria Cancellieri rassegneranno le dimissioni dai rispettivi incarichi. Il primo ammetterà di aver gestito male l’affaire kazako di Shalabayeva e la seconda spiegherà che non si può favorire un carcerato solo perché i parenti hanno il numero di telefono del Guardasigilli.

Ma il nuovo anno ci consegnerà anche un nuovo Berlusconi. Il Cavaliere smetterà di scatenarsi contro la Giustizia. Anzi chiederà alla magistratura di fare piena luce sul proprio passato e in caso di condanna accetterà senza agitare ipotesi di golpe. Berlusconi ammetterà che qualche colpa ce l’ha se l’Italia è precipitata nell’attuale situazione. E dirà in un videomessaggio che no, Ruby non è la nipote di Mubarak. Così lascerà la leadership di centrodestra a un vero leader liberale, che riuscirà a farsi spazio nei prossimi mesi.

Nel 2014 Beppe Grillo sarà ragionevole e rispettoso delle Istituzioni. Porterà avanti le sue sacrosante battaglie sugli sprechi della politica con un tono ripulito da qualsiasi insulto. Quando ci saranno dei provvedimenti buoni, li voterà senza pregiudizio… anche se sono stati proposti dal Pd, che non sarà più definito pdmenoelle, ma piddì. I suoi sostenitori non insulteranno più sui social i blogger e i giornalisti che hanno avuto l’ardire di criticare il Movimento 5 Stelle.

Matteo Renzi sceglierà il profilo basso, spiegando che l’unità del centrosinistra è un elemento essenziale. E che in un grande partito devono coesistere sia le sue idee che quelle dei Giovani Turchi e dell’ex sodale Pippo Civati.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, annuncerà le dimissioni, perché alla soglia dei 90 anni è giusto passare la mano. Come è giusto che un Capo dello Stato nel nostro sistema istituzionale non sia di fatto anche il presidente del governo.

Nel 2014, insomma, l’Italia diventerà un Paese normale. Almeno nel libro dei sogni degli italiani. O nell’ironia che ci concediamo a fine anno.

ipse dixit

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