È decaduto, ma nei sondaggi il centrodestra è avanti

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Un’ubriacatura lunga un intero giorno, che segue un’allucinazione lunga venti anni. L’attesa per la decadenza di Silvio Berlusconi dalla carica di senatore è stata attesa come la finale di un Mondiale di calcio: da una parte la Curva dei tifosi del Cavaliere, quelli che sono andati a gremire la piazza; dall’altra parte la Curva degli ultras antiberlusconiani, pronti a esultare all’estromissione dal Parlamento del leader di Forza Italia.

Tutto normale, insomma, o meglio in linea con l’ultimo ventennio: con la famosa guerra civile a bassa intensità, creata ad arte dall’abile regista che risponde al nome di Silvio Berlusconi. La strategia di comunicazione è antica, quanto efficace: il dibattito ruota intorno a una sola persona, che diventa il demiurgo della vita politica. Nel bene e nel male.

Eppure il passaggio di ieri, per quanto importante, non rappresenta una sconfitta inappellabile: lui, il Cavaliere decaduto, l’ex senatore, gode ancora di un ampio consenso popolare. Che non lo pone (più) al di sopra della legge, ma che gli consente di giocare un ruolo importante nel Paese, senza neanche più la maschera dello statista, o dell’uomo delle Istituzioni, che ogni tanto indossava per decoro. O forse per ascoltare qualche avveduto consigliere.

La rottura del patto silenzioso (?), che lo metteva al riparo da qualsiasi problema giudiziario, rappresenta allo stesso tempo una rottura delle catene istituzionali che lo bloccavano. Ora può usare i toni populistici che preferisce e che lo rendono un Beppe Grillo in versione deluxe, con le truppe mediatiche di tv e giornali a disposizione.

Ma nell’ubriacatura della decadenza da senatore è sfuggito un particolare, non proprio secondario: i sondaggi continuano a indicare il centrodestra davanti. Forza Italia, di fatto, non ha scosso il quadro politico, attestandosi intorno al 20%, ma l’intera coalizione conservatrice riuscirebbe a sopravanzare un’alleanza di centrosinistra, che non trae linfa neanche dalle primarie del Pd.

Per quanto sia vero che i rilevamenti vanno valutati con beneficio di inventario, è evidente che l’area moderata si riconosca ancora in gran parte in Silvio Berlusconi o comunque in quello che lui riesce a mettere insieme (dalla sua Forza Italia, passando per i federalisti della Lega e i nazionalisti di Fratelli d’Italia, finendo agli ex sodali del Nuovo Centro Destra).

Si dirà, insomma, che i sondaggi lontani dalle elezioni non hanno un grosso significato, anche perché le coalizioni non ha una fisionomia definita. Un ragionamento comprensibile. Ma è altrettanto chiaro che la decadenza non corrisponde alla “fine politica” di Berlusconi. Tutt’altro. E in questo caso i sondaggi sono utili a ricordarlo…

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