Considerazioni dalla Convenzione del Pd

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Matteo Renzi e Pippo Civati (foto tratta da Twitter).

Renzi segretario, Cuperlo leader della minoranza e Civati spirito critico. La Convenzione nazionale del Pd potrebbe essere twittata in questo modo. L’approccio dei tre interventi ha rimarcato quanto visto dal risultati degli iscritti, che le primarie dovrebbero rafforzare, anche se è pronosticabile un recupero di Civati; che punta alla sorpresa, avvicinando o addirittura sorpassando Cuperlo.

Il Pd ha consegnato l’immagine migliore di sé nel corso dell’incontro. Il fatto non è inedito: i democratici si accarezzano e si blandiscono quando sono uno di fronte all’altro. Poi a mezzo stampa di scannano, fornendo un’immagine divisa.

In tal senso ha sorpreso molto la presa di posizione del Rottamatore, leader in pectore, che ha dedicato un’ampia parte del suo discorso alla comunicazione, distribuendo colpe alla stampa. Per un politico che si pone come un innovatore 2.0 non è stata una giocata imprevedibile. Piuttosto, per continuare sulla metafora calcistica, è stato il solito catenaccio. In una formula moderna, più Trapattoni che Nereo Rocco, ma pur sempre un metodo catenacciaro. Anche perché Renzi non ha mai contribuito a dare un’immagine coesa del partito durante gli interventi pubblici.

Al di là della polemica sui giornalisti, Renzi ha saputo attuare con sapienza una strategia di comunicazione a due tempi: da un lato è stato più rammendatore che rottamatore, perché ha cercato di parlare dell’unità del Partito democratico per il futuro, rivolgendosi spesso a Gianni (Cuperlo), suo antagonista assurto a simbolo del leggendario “apparato” (che in realtà è uscito alquanto sfibrato dal voto nei circoli); dall’altro ha rilanciato il suo Verbo generazionale, spiegando che “tocca a noi” (inteso come noi giovani, cresciuti con «la pubblicità delle merendine») provare a ricostruire un sogno.

La sensazione è che il sindaco di Firenze abbia dato prova di poter fare il segretario con intelligenza. Come ha confermato con il monito al governo: «Avete usato la nostra pazienza, ora usate le nostre idee».

Gianni Cuperlo non ha fornito sorprese: ha disegnato l’identità di un partito di (centro)sinistra tradizionale con un eloquio da fine intellettuale qual è (un fatto innegabile, indipendentemente dal sostegno alla sua mozione o meno). Ma dalle sue parole si desume una sostanziale convinzione che a lui toccherà capeggiare la minoranza interna. Per non far spazzare via i residui della Quercia all’interno del Pd e per allontanare il fantasma della scissione.

Pippo Civati è stato sintetico e incisivo: ha tratteggiato un’identità di (centro)sinistra più innovativa rispetto a Cuperlo, una visione ulivista (come conferma la recente campagna di comunicazione sul web). Ma soprattutto ha dimostrato di non essere un dissidente simil-grillino, come veniva raffigurato da alcuni detrattori, parlando del confronto interno come un preziosa fonte da cui trarre linfa. E in questo senso è affiorata una matura consapevolezza che nei prossimi mesi il dialogo con Renzi sarà inevitabile, quanto fondamentale per riscrivere il Pd.

In sintesi, con tutti i difetti che riconosciamo al Pd, dalla Convenzione è emersa una considerazione: quasi senza accorgersene, il centrosinistra ha vissuto il ricambio generazionale.

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