Una cosa che serve al Pd dopo l’8 dicembre

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Anna Maria Cancellieri non ha dubbi sul suo operato. Lei ha scelto la formula più comoda e sicura: l’autoassoluzione; con tanti cari saluti al dibattito sulla trasparenza e a quanto sia opportuno conservare il proprio posto nonostante una perdita di credibilità. Sarà interessante capire con qualche approccio vuole riformare il sistema giustizia in Italia, senza essere pienamente legittimata agli occhi del cittadino.

Il caso del Guardasigilli, inoltre, va a toccare direttamente la vita del Partito democratico, impigliato nel congresso. Al di là delle quisquilie e delle pinzillacchere, direbbe Totò, il voto in Parlamento è stato un trionfo per il presidente del Consiglio Enrico Letta. Come ha sottolineato uno degli sconfitti di ieri, Pippo Civati: «Si parla tanto della questione se il segretario del Pd può fare anche il premier, ma oggi si è visto che la cosa funziona al contrario. Nel Pd di adesso è il premier che fa anche il segretario».

Insomma, il centrosinistra affronta le primarie dell’8 dicembre in un doppio clima di sfiducia, quello sociale, con la tragedia della crisi economica che avvilisce la passione e il senso di partecipazione; e quello politico, con l’alleanze delle larghe intese che irritano i simpatizzanti. Che, Come è facilmente immaginabile, non osservano con favore a questo pastone di simil partito unico.

Dopo la consultazione dell’Immacolata, il Pd deve spiegare quali sono le intenzioni, in quale direzione decide di andare. Lo strafavorito Matteo Renzi si è presentato come il motore del rinnovamento ( anche sui social i suoi sostenitori più accaniti usano l’hashtag #dal9dicembrecambiatutto), l’uomo che vuole “cambiare il verso” per forgiare un partito in linea con i tempi.

Promesse molto affascinanti in campagna elettorale, ma molto complicate da mantenere quando la propaganda da congresso sarà archiviata. Il voto sulla Cancellieri è stato solo un assaggio delle difficoltà che si incontrano quando ci sono responsabilità di governo. Un discorso che non vale solo per Renzi, ma che ha “travolto” tutti i candidati alla segreteria, in particolare Pippo Civati che ha dovuto adeguarsi alla “disciplina di partito” dopo aver promesso fuoco e fiamme.

In estrema sintesi, dopo le primarie dell’8 dicembre, il Pd deve avere una dote che sinora è stata latitante, peggio di un boss ricercato: la chiarezza. Altrimenti il declino sarà inarrestabile.

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