Perché Beppe Grillo è tecnicamente antidemocratico

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Da Beppe Grillo c’è un «linguaggio fascista», tuonava Pier Luigi Bersani nella scorsa estate, quando era ancora segretario del Pd e sostenitore del governo Monti. Il dibattito sul presunto “fascismo” del leader a 5 Stelle anima di tanto in tanto i giornali e la Rete. Al di là della disputa lessicale (e personale), c’è un aspetto che invece appare molto più sostanziale: Beppe Grillo è “tecnicamente” antidemocratico, nel senso che dal punto di vista procedurale “rifiuta” i principi della democrazia.

Il suo atto di accusa alle Istituzioni non ha risparmiato nessun organo, a partire dal Parlamento («un simulacro, un monumento ai caduti, la tomba maleodorante della Seconda Repubblica. O lo seppelliamo o lo rifondiamo»), passando per la Presidenza della Repubblica (gli attacchi a «Morfeo Napolitano» sono datati e ormai avvengono a cadenza quotidiana), per finire alla Corte Costituzione («La Corte Costituzionale, detta amichevolmente Consulta, […] ricorda l’oracolo di Delfi»). Un quadro completo di offensiva contro i cardini della democrazia. Ciò non vuol dire che Grillo sia «fascista», ma è evidente che sia antidemocratico nella sua visione del sistema.

Del resto ha sempre sostenuto che il suo progetto era di rivoluzionare le Istituzioni, introducendo la “democrazia diretta” che di fatto è un superamento della democrazia così come la conosciamo, piena di procedure che sembrano lente e formata da una serie di contrappesi per fare in modo che nessuno degli organi statali possa prevalere su un altro.

Due esempi significativi giungono da Paesi spesso citati come modelli: gli Stati Uniti e la Germania. A Washington Obama, incoronato dal voto popolare, non riesce a far approvare il bilancio statale, mentre a Berlino la cancelliera Merkel, trionfatrice alle ultime elezioni, deve contrattare con partiti “di minoranza” per potere raggiungere i numeri necessari a governare. E tante volte si trovano la strada sbarrata da organismi non eletti dal popolo: perché la democrazia è anche formata da questi elementi.

Le presunte lentezze, per quanto a volte incomprensibili, sono un elemento caratterizzante del sistema democratico. Che ha sostanzialmente un compito: evitare derive di potere personalistico. Poi magari scopriremo che la democrazia a 5 Stelle porta ulteriori benefici al cittadino, ma nell’attesa che ciò possa avvenire sarebbe interessante che qualcuno spiegasse come funziona il meccanismo della frontiera post democratica di Casaleggio.

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