Crisi di governo, l’assist di Berlusconi a Renzi

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Silvio Berlusconi, accecato dall’ira, ha deciso: o salvacondotto (per lui) o muerte (del governo). Il capo del centrodestra ha seguito il suo istinto, quello del “guerriero” (concedeteci la battuta: magari Enel lo scrittura come testimonial della sua campagna), cestinando le ipotesi di mediazioni per il bene di quello che più ha a cuore: le sue aziende. Il carattere rapace ha prevalso sulla razionalità dell’imprenditore: se Napolitano non lo grazia, lui trancia le “larghe intese” con un violento colpo di katana. Che fuori di metafora è rappresentato dalle dimissioni dei suoi parlamentari, laddove il pronome possessivo indica l’effettiva proprietà dell’incarico di deputati e senatori.

Insomma, niente finezze logiche, si torna nell’attività prediletta dal Cavaliere (o ex tale): la campagna elettorale. Con un possibile (involontaria) conseguenza: “risolvere” i problemi al Partito democratico, attualmente avvitato su un congresso che ha assunto i tratti della farsa. Il ragionamento è semplice: l’eventuale scioglimento delle Camere sarebbe il viatico per le urne, con buona pace del presidente della Repubblica Napolitano che pure farà l’estremo tentativo di far cambiare la legge elettorale.

Cosa fa il Pd? A quel punto i democrat si ritroveranno costretti a rinviare  la battaglia congressuale, convocando le primarie per la leadership del centrosinistra alle elezioni. Un assist perfetto per Matteo Renzi, che aspira da sempre a Palazzo Chigi e che guarda con fastidio, come un male necessario, l’idea di dover svolgere il “noioso” lavoro di segretario, rintuzzando attacchi, richieste interne e partecipando a interminabili riunioni. Un compito non proprio gradito al Rottamatore, neo Asfaltatore, che dal crollo della legislatura può ricevere grossi vantaggi. Il sindaco di Firenze, insomma, potrebbe candidarsi al ruolo che ambisce, quello di presidente del Consiglio saltando gli insidiosi passaggi intermedi, rappresentati dalla guida di un partito, abile nella scontro fratricida come pochi altri.

Vantaggio per tutti. La soluzione, in fondo, sarebbe comoda anche per gli altri aspiranti segretari, Cuperlo, Civati e Pittella: potrebbero contendersi la segreteria senza l’avversario imbattibile. L’unico sconfitto sarebbe forse Enrico Letta, che rischia di vedersi “bruciato” dall’esperienza delle larghe intese. A meno che non compia l’azzardo di sfidare Renzi per la premiership o più saggiamente di fare un passettino indietro, e concorrere alla segreteria con il sostegno degli ex democristiani, e magari anche dell’amico rottamatore. Prendendosi comunque un incarico importante come quello di segretario.

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