Costa Concordia, verità in alto mare?

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Si torna a far luce sugli avvenimenti di quella tragica notte del 13 Gennaio di un anno fa, quando la Costa Concordia alle ore 21:42, urtò uno scoglio delle Scole, vicino l’isola del Giglio, causando la morte inspiegabile di 32 persone.

Il 23 settembre, Schettino è intervenuto in tribunale: secondo l’ex comandante la colpa del naufragio è attribuibile all’errore del timoniere indonesiano Jacob Rusli Bin. Secondo quanto ha affermato in aula, l’intenzione di Schettino era quella di far allineare la nave agli scogli per evitare l’impatto, ma il mancato rispetto dell’ordine ha generato la tragedia.

“Nel momento in cui ho chiesto al timoniere di mettere i timoni a sinistra – spiega Schettino – l’errore è stato di non farlo, in quel momento la nave aveva un’accelerazione a destra … volevo ridurre la velocità angolare della poppa della Costa Concordia rispetto alla rotazione, ottenendo quindi una contro-rotazione, forse con un impatto più verso prua, certo con meno rotazione a destra. Addirittura se la nave si fosse fermata passava via liscia. Ma la manovra errata non lo permise”.

Ma i periti al contrario, dopo aver risposto ad alcune domande, riferiscono che dalla scatola nera non si evince che ci siano stati ordini per correggere i timoni o che siano state effettuate manovre alternative.

Per tale motivo, il legale di Schettino, ovvero Francesco Pepe, chiede nuove perizie per “accertare la verità e capire quanto accaduto”. Nel frattempo si aspettano decisioni del tribunale in merito alla questione sollevata dall’avvocato Pepe.

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