Call center: lavorare senza garanzie

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Sono uno dei settori nei quali è più facile essere assunti e rappresentano il boom del momento tra i giovani e non solo: sono i call-center. In Italia sono circa 35mila gli operatori telefonici, tra cui tanti giovani al primo impiego, studenti universitari, e tantissime donne, il 70% circa.

Ma il problema tipico dei call center è che non rispettano i diritti del lavoratore. Questo è un tema discusso da molto tempo poiché la maggior parte degli operatori telefonici non ha uno stipendio fisso, né maternità, né malattia. Si tratta infatti di uno dei pochi settori, in cuisi verificano situazioni al limite della legalità.

Oltre al fatto che non si ha uno stipendio minimo fisso, ci si ritrova a lavorare spesso in un luogo di lavoro che non agevola la situazione: piccole stanze in cui ci sono numerosi operatori, l’uno affianco all’altro, controllati 24 ore su 24 affinché svolgano bene il loro mestiere, pressandoli psicologicamente al fine di raggiungere gli obiettivi fissati.

Tutto questo per cosa? Per delle provvigioni che in rapporto al lavoro svolto, stressante anche dal punto di vista psichico, non sono nulla. Cinque, sei, otto ore al giorno per un lavoro, che potrebbe definirsi in termini più appropriati “sfruttamento legalizzato”, che non rispetta i diritti del dipendente, privandolo del giusto compenso.

Il primo Agosto, Assotelecomunicazioni-Asstel (l’associazione di categoria che nel sistema di Confindustria rappresenta le imprese della tecnologia dell’informazione esercenti servizi di telecomunicazione fissa e mobile) Assocontact (l’associazione che rappresenta le aziende di call center in outsourcing) e i sindacati di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, per cercare di risolvere questa situazione, hanno firmato un contratto collettivo specifico per i collaboratori a progetto dei call center che svolgono attività in modalità outbound, ovvero l’attività di chi effettua le chiamate e per la modalità inbound, che al contrario, riguarda chi riceve le chiamate e quindi dà assistenza.

“Il nuovo contratto valido dal primo settembre 2013, spiega Luca D’Ambrosio, presidente di Assocontact, stabilisce un compenso minimo fisso garantito rapportato al contratto Tlc, uguale per tutti i lavoratori e valevole su tutto il territorio nazionale”.

Sarà davvero così? Tale documento migliorerà la situazione presente in questi uffici? Sicuramente si tratta di un processo arduo e pieno di difficoltà.

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