Perché la crisi di governo è una follia

Un pasticcio, l’ennesimo, che rischia di affondare in via definitiva la nave italiana. Un vascello che in realtà già imbarca acqua da più parti, nonostante i capitani si affannino a rassicurare. Del resto in tempi di impotenza si può semplicemente far ricorso alle parole confortanti.

La crisi di governo è un tema che appare un giorno sì e l’altro pure nel dibattito politico. Manco a dirlo il problema è il sempiterno Silvio Berlusconi, il Cavaliere condannato, che proprio non vuol saperne di affrontare una sentenza che ha passato tutti i gradi di giudizio.

Il 9 settembre, o forse prima, la claudicante esperienza delle larghe intese è destinata al pre-pensionamento. Gli esercizi di ottimismo del presidente del Consiglio Enrico Letta assomigliano sempre più un tentativo di esorcismo che una reale convinzione. Il giudizio sul governo è tutt’altro che positivo (alla fine dell’articolo c’è una serie di link che testimonia una posizione non proprio partigiana verso il “goverinissmo”), pertanto la sua fine non sarebbe stato un dramma all’inizio dell’estate.

Ma la tempistica in politica è fondamentale. L’Italia deve affrontare alcuni passaggi delicati nei prossimi mesi. L’autunno sarà “caldo afoso”, con il pericolo che tolga il respiro (leggi sostentamento) a centinaia di migliaia di famiglie. Perché, Berlusconi o non Berlusconi, il dramma tricolore resta la disoccupazione e l’impoverimento collettivo che ha stroncato le speranze di un paio di generazioni. Un governo, per quanto travicello e specialista nei rinvii, è necessario alla predisposizione della legge di stabilità, la ex cara Finanziaria. Con l’anno nuovo è poi auspicabile un “chiarimento” politico, ossia la chiusura (ordinata) delle larghe intese e l’apertura del percorso che conduce alle urne.

Tuttavia, nelle prossime settimane, gli italiani non possono permettersi il lusso di vedere partiti che, al posto di pensare all’economia, si fiondano nel campo di battaglia della nuova guerra elettorale. Senza nemmeno pensa a cosa voglia dire lo scontro con un Berlusconi cieco di collera e senza dimenticare che il ritorno al voto con il Porcellum è un’aberrazione che non consentirà la vittoria ad alcuno. Il caos, insomma, potrebbe riportare tutto al punto di partenza: la (ri)costituzione di un governo di “larghe intese”. Ma questa volta sulle macerie del Paese.

Dr. Enrico e Mr. Letta.

Un governo mai nato.

Dal ritiro spirituale niente legge elettorale.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI