Letta con l’elmetto, metafora di guerra

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La fotografia è molto simbolica: il pacioso Enrico Letta con in testa un elmetto. Il contesto dell’immagine è la visita del presidente del Consiglio in Afghanistan. Ma il significato assume altri connotati visto il periodo che attende il suo governo. Letta, nonostante l’espressione e i modi concilianti, è pronto a scendere in guerra, andando in trincea peraltro contro una fazione che dovrebbe essere sua alleata: il Pdl di Silvio Berlusconi; che sabato ha riunito la war room ad Arcore proprio per approntare le prossime strategie belliche.

Le metafora guerresca, di cui la comunicazione politica è ricca, evoca anche le mine che il centrodestra disseminerà sul cammino delle larghe intese. La prima è rappresentata dall’abolizione dell’Imu, il miglior casus belli possibile per aprire il conflitto all’interno del governo.

Il tema è stato lo stendardo delle truppe berlusconiane nell’ultima campagna elettorale: sotto il profilo elettorale, per loro sarebbe molto facile e vantaggioso “scatenare l’inferno” in caso di mancata cancellazione dell’imposta. E già sono pronti dossier e controdossier propagandistici per rivelare scandalosi retroscena di questo periodo di (finta) pacificazione tra diverse parti politiche.

Il mediatore Giorgio Napolitano, dunque, sembra costretto alla frustrazione di ogni tentativo di ristabilire la pace. Per allontanare i rumori di guerra, infatti, il presidente della Repubblica dovrebbe fare una concessione al di sopra del diritti, graziando uno dei generali in campo. In tal modo otterrebbe una tregua armata, ma dopo l’elmetto di Letta potrebbe non essere sufficiente per contenere il diluvio di polemiche.

ipse dixit

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