Il problema dell’anoressia cresce tra i ragazzi

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Come avviene per le ragazze, anche i maschi che soffrono di anoressia nervosa.

Secondo dati recenti un ragazzo ogni 50 mila in Italia soffre di anoressia: questa cifra, che riguarda la fascia d’età compresa tra i 18 e i 28 anni, indica che il fenomeno è in crescita ed è raddoppiato rispetto a 10 anni fa.  E’ preoccupante l’incremento avvenuto negli ultimi anni, i ragazzi infatti sembrano ossessionati dalla ricerca del corpo perfetto.

Secondo uno studio dell’università del Michigan, l’occasione che più frequentemente scatena l’inizio del disturbo nei maschi è la pratica di un’attività sportiva che impone il controllo del peso. Si tratta di individui eccessivamente ambiziosi, iperattivi e perfezionisti. 

Se prendiamo ad esempio in considerazione la categoria dei pugili, alcuni studi constatano che la loro perdita di peso può oscillare tra 2 e 12% entro le 2 o 48 ore prima della competizione. Fanno uso di diuretici e saune, evitano di mangiare e di bere e hanno cicli di perdita di peso che possono ripetersi fino a trenta volte a stagione.

Secondo la Dottoressa Cecilia Bertelli gli uomini affetti da tale disturbo presentano una sintomatologia più grave rispetto alle donne, poiché sono afflitti da maggiori preoccupazioni inerenti il cibo, il peso e l’alimentazione in genere.

Inoltre da a uno studio condotto da Kearney e Cooke nel 1990, emerge che un alta percentuale di giovani afflitti da disturbo del comportamento alimentare, dichiara di aver avuto relazioni negative nei confronti dei loro coetanei.

La terapia completa dell’anoressia nervosa, prevede un trattamento multidisciplinare, che si avvale di un modello di rete e che prevede interventi psicoterapeutici strutturati, dietetici, medici chirurgici e farmacoterapeutici. E’ un percorso a tappe che presume la valutazione diagnostica, indicazioni per un eventuale ricovero ospedaliero anche obbligatorio, riabilitazione nutrizionale, psicoeducazione alimentare e trattamenti psicoterapeutici.

La maggior parte dei pazienti però, non accettano di essere colpiti da una patologia “tipicamente femminile”, quindi raramente iniziano volontariamente la terapia.

Al giorno d’oggi sono numerosi i messaggi promossi anche da riviste maschili, che a differenza di quelli femminili, si soffermano sulla muscolatura come indice di virilità. Nella popolazione maschile, un aspetto importante riguarda l’identità sessuale, e si riscontra una maggiore prevalenza del disturbo negli omosessuali/ bisessuali.

Per tale motivo, chi cerca con fatica di affermare la propria identità e in particolare gli sportivi, sono più esposti rispetto alla popolazione generale.

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