Quel mondo parallelo conosciuto grazie alla Deaflympic

Accade che ci si ritrova a Sofia per seguire un evento sportivo, la Deaflympic. Accade pure che ti senti più italiano del solito, perché convivi con la nazionale e speri di stare sempre col fiato sul collo agli avversari, ti aspetti di “azzannargli i garretti”, sogni di batterli sempre. Sei lì, dentro all’Arena dove vanno in scena gran parte degli eventi, osservi volti, sguardi e mani e ti accorgi che c’è un universo parallelo, quello dei non udenti, che “segnano” i loro discorsi, e a volte intuisci una genialità straordinaria nel capire come nascano certe descrizioni.

Le persone vengono a volte indicate per la caratteristica fisica o per un connotato particolare: così la ragazza che porta sempre gli orecchini viene “inquadrata” sfiorando le orecchie, il giornalista come se si immaginasse di scrivere su una tastiera, le donne in genere avvicinando il pollice al volto e indicando con la mano rivolta verso chi sta guardando il numero tre.

Più facile a spiegarsi che a vedersi, ed è meglio che non m’inoltri nelle descrizioni dei segni, che qualche gaffe la potrei fare. A Sofia in questi giorni di sordi ce ne stanno quasi quattromila, provenienti da ogni parte del mondo, fra atleti e team leader. Ed è uno spettacolo confrontarsi con loro, che fanno gruppo in un amen mentre t’accorgi che “chiacchierano e chiacchierano” senza stancarsi mai con i loro gesti. E viene in mente la gente del Sud, che gesticola mentre parla, ma lo scrivo solo per fotografare al meglio la sensazione.

Domenica sera si chiuderanno i battenti dei Giochi dei sordi e loro, i non udenti, già vagheggiano la trasferta ad Ankara, fra quattro anni. Qualcuno per riscattare una finale opaca, altri per replicare il successo. Tutti, comunque, “solo” per rincontrarsi.