La sentenza Mediaset? No, la disoccupazione

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Silvio Berlusconi (foto tratta da Flickr)

Ci risiamo, ripetitivi come non mai. Ripetitivi come i media italiani: Berlusconi sarà condannato? Andrà in galera? Eccetera eccetera.

Interessi legittimi, visto che si parla del leader politico che ha magnetizzato il dibattito pubblico negli ultimi venti anni. Berlusconi è il nome più pronunciato, sia per venerazione e ammirazione e sia per disprezzo e disapprovazione. Berlusconi è Berlusconi, tanto che basta l’iniziale “B.” per identificarlo (Cav. per gli amici). La sentenza della Cassazione sul processo Mediaset sarà, insomma, un pronunciamento sulla storia italiana. E quindi sarà un passaggio fondamentale.

Eppure… c’è sempre un eppure tra chi vuole discettare di problemi seri. Berlusconi è un problema, perché ha sempre attirato su di sé le luci della ribalta, lasciando che gli italici drammi crescessero all’ombra, nella distrazione generale. Un’allucinazione eterna, di sicuro ventennale. Quando era il momento di fare le riforme per non arrivare sul baratro dell’economia, tutti, ma proprio tutti, ci siamo fatti abbindolare dal trivio di Arcore. Le notti con Ruby Rubacuori, che oltre ai cuori altrui rubava la scena ad altre superstar come Patrizia D’Addario e Noemi Letizia.

Insomma, la sentenza Mediaset è importante, epocale e tutto quello che si può dire di pomposo su di esso, visto e considerato un centinaio di migliaio di fattori, non ultimo la tenuto del governLetta. Ma la politica, e anche la grande stampa, devono ricordare che la piaga dell’Italia è il lavoro. La mancanza di esso. Come testimoniano ancora una volta i dati sulla disoccupazione.

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