Un partito per negazione

Bandiera PD
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L’arroccamento come forma di sopravvivenza. Il Pd, attraverso il segretario Guglielmo Epifani, aveva annunciato la linea (suicida) della chiusura, nonostante gli avvertimenti piovuti dalla base elettorale: il congresso dovrebbe essere aperto per fornire una nuova energia a un partito sfibrato. Ora la discussione è stata cristallizzata, in attesa di capire come uscirne evitando ulteriori figuracce.

Dopo la “non vittoria” elettorale la “non formazione” del governo Bersani, i democratici sembrano pronti a scegliere la “non apertura” all’esterno. Proprio Bersani ha filosofeggiato : «Tutte le primarie sono aperte, ciascuno secondo la propria logica. Le primarie per il premier saranno aperte a chi si dichiara elettore del centrosinistra. Le primarie per il segretario devono essere aperte a chi aderisce al Pd”. Se la logica esiste, il congresso è solo per gli iscritti. Quindi sarebbe chiuso in una teca con etichetta “Pd”.

I democrat, insomma, assomigliano sempre più un partito che avanti per negazione della sua stessa identità. Negli ultimi mesi ha rinnegato se stesso, a partire dalle elezione del presidente della Repubblica per finire all’accettazione delle larghe intese. E ora, in tema di congresso, sta rinnegando le primarie: lo strumento collocato alla base della sue fondamenta (già traballanti); altrimenti non si sarebbe compresa la differenza rispetto alle esperienze politiche passate.

La direzione nazionale ha rivelato, o meglio confermato, che l’istinto di sopravvivenza di una dirigenza bocciata dalla storia (e dagli elettori) vuole riportare il centrosinistra indietro nel tempo. In un’epoca in cui i segretari venivano nominati in seguito a compromessi tra correnti, soppesando con il bilancino il numero di tessere portate all’ovile. Nell’anno di grazia 2013, la politica è qualcosa di diverso. E, se l’obiettivo è la vittoria alle elezioni, non si può fingere che la questione non sia così. Se poi l’intento è la coltivazione del proprio orticello, allora si parla di altro. Ma non di Partito democratico.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI