Che differenza c’è tra Gabanelli e Calderoli?

Pubblicato il da

Che differenza c’è tra Roberto Calderoli e Milena Gabanelli? La domanda è peregrina.
Uno è un esponente di spicco della Lega Nord, l’altra è una giornalista apprezzata che conduce un’importante trasmissione sulla Rai. Uno è il vice-presidente del Senato della Repubblica, l’altra è una professionista pluripremiata.
Uno è un politico che deve rendere conto al suo elettorato l’altra invece ha come referente il suo pubblico. L’uno è antipatico l’altra è più simpatica.
Calderoli è tornato alla distima della cronaca per una frase vergognosa nei confronti del ministro Kyenge. Frase pronunciata in un comizio rivolto alla base leghista. E la giustificazione dell’onorevole è stata proprio che in un comizio più o meno vale tutto quello che si dice, senza peli sulla lingua. Una battuta è una battuta se sei ministro o postino, se sei al bar tra pochi amici o su di un palco davanti a centinaia di persone.
Milena Gabanelli sul suo profilo Facebook ha condiviso questa foto, aggiungendo uno smile come commento. Lo status della giornalista ha avuto quasi 20 mila like di apprezzamento e oltre 37mila condivisioni. In entrambi i casi si paragona un essere umano ad uno scimpanzé.

 Trova le differenze

Al di là del ruolo ricoperto, in entrambi i casi pubblico e di rilevanza per ragioni diverse, quello che è realmente differente è il meccanismo comunicativo. Da una parte abbiamo una voce dall’altra un’immagine (un meme); Calderoli ha pronunciato motu proprio una frase senza esser interpellato, Gabanelli ha postato una reazione alle parole dell’ex ministro.

Se sia più efficace un’immagine o un suono è cosa delicata, discussa da filosofi e registi horror. Da una parte una forza evocativa, che come il mito di Re Mida, una volta che si da fiato ad una voce non ci sono confini che tengano. D’altra parte siamo immersi fin su i calzoni nell’epoca delle icone. Siamo nell’era dell’icono-casta. La Gabanelli ha condiviso (forse non facendo un vero endorsement) un meme che in parte ha spopolato su molti social media.

Il messaggio però era grossomodo lo stesso: una critica scaduta in battuta. Mentre rimane inaccettabile quella di Calderoli (anche considerando il suo ruolo e il pregresso) quella della Gabanelli strappa un sorriso. Di fondo dicono la stessa cosa.

 Political Scorret

Certo si potrebbe tirar fuori Dante con la legge del contrappasso, ma volando un po’ più bassi viene in mente Lenny Bruce. Artista e comico statunitense che proponeva, negli anni ’70, una sua soluzione per combattere il razzismo: togliendogli forza e potere. Diceva in sostanza, che se si usura una parola offensiva come “negro” o “frocio” o “spaghetto”, ripetendola in contesti pacifici, allora chi voleva offendere qualcun altro si ritrovava con un’arma spuntata. Un po’ come quando si proibisce ai bambini di dire le parolacce: ogni repressione della parola taboo è un incentivo per il pargolo a proferirla a gran voce. La repressione di una parola le da’ forza, in sostanza.

Le parole sono pietre diceva Carlo Levi, e fanno male, molto male soprattutto quando a sentirle son bambini. È anche vero però però che una pietra, una parola, che non rotola fa muffa: e il linguaggio razzista, come anche quello anti-razzista è da anni fermo al palo. Senza riuscire a trovare nuove forme per emarginare la violenza. Poi potremmo anche discutere dell’utilità di farsi rappresentare da bambini sboccacciati.

Questo articolo è stato pubblicato in Comunicazione e contrassegnato come , , , , da Fabio Ferri . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Aggiornato alle ore 9:53
Fabio Ferri

Informazioni su Fabio Ferri

A 11 anni viene pubblicato il suo primo articolo su di un giornale locale. Pensava d’aver sfondato e si riposa per una decina d’anni buoni. Poi gli dicono che scrivere è sempre meglio che lavorare (purtroppo ci crede) e quindi incomincia a frequentare i bagni di radio, quotidiani e agenzie stampa (scrivendo oscenità e i suoi contatti sulla porta del cesso). Folgorato dal Gonzo (journalism) e Data (sempre journalism), cerca senza successo di fonderli insieme in un abbraccio di parole e numeri. Su SP scrive a sua insaputa di comunicazione politica e social media (#socialpolitic). Twitter: @fabeor
ipse dixit

Alfano parla di carcere per chi sceglie l’utero in affitto. Ma il ministro lo sa che in Italia questa pratica è già vietata dalla legge 40? continua

Monica Cirinnà, relatrice del ddl sulle unioni civili
21 aprile 2015 | Giovedì 23 aprile – ore 18,00 Libreria Ibs Via Nazionale, 254 – Roma Presentazione del libro “Il Creasogni” di Simone...