Benigni a rate, i giovani gratis

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Roberto Benigni

In Italia, cosa risaputa, non c’è spazio per i giovani, e magari sarebbe il caso che i fratelli Coen cominciassero a elaborare un film ad hoc per quelli dello Stivale, parafrasando l’arcinoto successo di qualche stagione fa, “Non è un paese per vecchi”.

Politicanti e gaffeur di professione a parte, qua c’è poca voglia di dare spazio al vicino di casa, figurarsi per chi potrebbe sovrastare i “protagonisti” dell’italico spaccato di vita che quotidianamente viviamo. Di giovani attori provenienti dai laboratori di teatro siamo pieni, ma pare che in Italia l’unico capace di raccontare “La Divina Commedia” sia solo quel macchiettista di Roberto Benigni.

Certo, qui sottolineiamo subito che Benigni può piacere o meno (non si giudica la bravura, ma l’appeal), ma non è che sia l’unico su piazza. Ovvio però che le regole d’ingaggio un po’ ovunque prevedano il “nome” di grido e il “cachet” da nababbo, altrimenti rinuncerebbe a sedersi in platea perfino il “burino arricchito” o quel Cipputi che chiede i soldi in prestito per lo spettacolo dell’aretino cui piace forzare all’eccesso l’intercalare dialettale. E sì, qualcuno storcerà pure il naso, adesso… “ma come? Si contesta il maestro?” No, tutt’altro.

Si vorrebbe chiedere spazio per gli altri, per i giovani, quelli che neanche immaginano come sia fatto un “salotto buono”. Ecco, forse i fratelli Coen potrebbero venirci incontro realizzando “”L’Italia, il Paese dei baroni“”. Possibilmente senza scritturare Benigni, troppo impegnato nel suo “Tutto Dante”, che ovviamente viene propinato a rate… Se non si capisce, ve la spiego.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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