Evviva il “tuttonientismo” del calciomercato

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Pare che in fase di calciomercato abbiano messo in palio la medaglia d’oro per chi racconta la frottola più grossa. Un  nome su tutti, quello del cagliaritano Radja Nainggolan, mediano belga con radici indonesiane: quest’estate l’hanno visto acquistare una casa a Roma e a Milano, sponde giallorossa del Tevere e nerazzurra del Naviglio.

Poi qualcuno ha giurato d’averlo visto iscriversi a un corso di lingua inglese, che a sentir voci lo volevano quelli della Premier league. E a un corso di spagnolo, motivi identici che lo indirizzavano a Madrid, in Catalogna o forse a Valencia, chissà. Ci manca solo che il “ninja” adottato dalla Sardegna ora si iscriva pure a un corso di francese o di russo, così avremo un poliglotta in più e un calciatore in meno. Potere delle chiacchiere estive, quelle dell’Italia più povera dell’ultimo mezzo secolo; si sogna a occhi aperti ancor più che negli anni Sessanta, certo con maggiore rabbia e perfino con una punta d’invidia nei confronti di chi svicola le tasse. E non si parla d’altro che di pallone, con le telecamere delle “tele” a pagamento che immortalano i paperoni di turno mentre gozzovigliano, magari come è giusto che sia, per lo meno di questi tempi.

Così ecco perfino la “pelada” del dirigente  di turno che svetta dall’acqua mentre avanza prepotente la voce dello speaker di turno votata al “tuttonientismo quotidiano”. E a seguire, mentre quello si spaparanza al sole dopo la nuotata, quatto quatto sopraggiunge sempre alle sue spalle come un felino anziano il cronista sudaticcio e impacciato. Che oserò un familiare “chi abbiamo comprato?” Tentando di indurre l’altro alla risposta con il capitolo più letto da chi non sa tenere la schiena dritta, quello del “siamo dalla stessa parte, si confidi pure con me”.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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