La fine del lavoro

Immagine tratta dal sito dell’Usb

I precari raddoppiano e la disoccupazione vola. Bastano due semplici dati per giungere a una conclusione: l’Italia affonda. E nel frattempo i Calderoli vari si baloccano a fare sfoggio, con nonchalance, di frasi razziste degne del più becero bassoleghismo a cui ci siamo assuefatti in 20 anni. Poi sono arrivate anche le scuse, dietro le pressioni mediatiche e istituzionali, ma resta la constatazione che per giorni l’argomento clou è stata un’affermazione che va oltre i limiti della peggiore idiozia. E che Calderoli in fondo è convinto di non aver detto nulla di grave.

Eppure la questione cruciale su cui la politica dovrebbe battersi è la fine del lavoro. Un concetto che va interpretato in un duplice senso: da una parte manca il lavoro, perché non c’è, è finito; dall’altra perché è stato archiviato qualsiasi concetto di “diritto” dei lavoratori e quindi il lavoro, così come lo abbiamo conosciuto, è stato seppellito senza neanche un degno funerale.

La precarietà diffusa è un genocidio delle prospettive per un Paese. La maggioranza dei giovani vive con l’ansia di non veder rinnovato il contratto. E alla scadenza si ritrova scaraventato in strada e senza uno straccio di sussidio, perché la normativa prevede una serie di requisiti che la famigerata indennità una tantum spetta solo a pochi eletti. Sarebbe saggio individuare una riforma di questa legge che avrebbe un chiaro effetto benefico.

Insomma, la questione generazionale è la vera emergenza nazionale, non le chiacchiere al vento sulle sorti di un governino che fa pure incetta di figuracce internazionali (vedi caso Albyazov). E a volte si ha la sensazione che ormai è troppo tardi: il limite del burrone è stato oltrepassato e non c’è modo per tornare indietro.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI