Berlusconi e il processo Mediaset

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Silvio Berlusconi

L’8 maggio scorso Berlusconi era stato condannato dalla Corte di appello milanese a quattro anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici.

Cosa restava da fare al Cavaliere mentre aspettava la data per la sentenza della Cassazione? Forse togliere la fiducia al governo Letta? Un alone di minaccia c’è stato, ma poi Berlusconi, distolto dalle nefaste statistiche e sondaggi si rende conto che se si torna alle elezioni probabilmente il ruolo di premier (con la conseguente ineleggibilità, cantuccio sicuro da ogni sentenza), se lo scorda.

Non resta che continuare ad appoggiare la macedonia schizofrenica Pd-Pdl: “L’input che ho dato in maniera molto chiara è di concentrarsi sull’interesse del Paese e rendere questa alleanza, che io continuo a chiamare pacificazione con la sinistra, qualcosa di storico e addirittura epocale dopo tanti anni di guerra fredda”, dice l’ex premier dopo che la data della Cassazione non si fa attendere: 30 luglio.

Franco Coppi, entrato nel collegio difensivo del Cavaliere, commenta: “Sono esterrefatto, non si è mai vista una cosa del genere, contavamo di avere più tempo per svolgere i nostri approfondimenti. Sono sorpreso e amareggiato è una fissazione d’udienza tra capo e collo”.

E così anche Mariastella Gelmini, fedelissima del “Papi”: “La Cassazione conferma il piano di voler eliminare Berlusconi. La giustizia solo con lui riesce ad essere così veloce”, commenta l’ex ministro. Un’ ironia dell’ironia in cui si riconosce inconsciamente che la giustizia italiana è sempre stata lenta e farraginosamente burocratica e che non si è mai fatto niente per  renderla efficiente. E poi la si critica quando diventa veloce. Che la leva sulla giustizia sia alzata quando è di comodo alle poltrone invece che alle persone? Forse.

Fatto sta che all’insorgere del Pdl con la Santanchè, Lupi, Alfano e Quagliariello che si scagliano contro l’inefficienza (o in questo caso, l’efficienza?) della suprema Diche, Berlusconi non tira fuori un fiato e prepara il nuovo debutto alle origini di Forza Italia. Anzi, si ritiene convinto che si salverà dalle infamie delle toghe rosse e con un pizzico di tracotanza afferma: “Non sono solito esercitare la mia mente su fatti che ritengo non probabili”.

A difendere la data della sentenza la Bindi: “Il Pdl si deve dare una calmata e i suoi ministri farebbero bene a tacere. Non sono ammissibili sospetti e minacce lanciati con tale virulenza contro la decisione della cassazione”.

Letta dalla presidenza del consiglio afferma che il governo continuerà a svolgere il suo lavoro anche dopo la sentenza. Queste sono le sue intenzioni, ma la palla passerà al Pdl.

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Noemi Debbi

Informazioni su Noemi Debbi

Nata, cresciuta e pasciuta. Diplomatasi al liceo classico, con tante domande si iscrive a Filosofia per avere risposte. Ottiene in cambio ulteriori domande, così decide di prendere la realtà per il bavero e di ottenerle con la forza. E' iperattiva, si interessa di filosofia del linguaggio, di filosofia politica, e di comunicazione politica. Ama il teatro per essere uno specchio, un passaggio verso un'altra realtà in cui può purificarsi . La frase che meglio la rappresenta è " Nuvole sparse qua e là, bel tempo altrove. Serena, variabile".
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