Il Pd pensante di Matteo Renzi

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Un Partito democratico rivoluzionato, che rompa il legame con il passato aprendosi davvero all’esterno. Matteo Renzi si sta avvicinando all’annuncio ufficiale della candidatura per la segreteria. Una mossa quasi doverosa per provare a “prendersi il Pd” senza passare per sentieri impervi con strane alleanze instaurate qualche illustre rottamando; come D’Alema e Veltroni tanto per fare qualche nome originale. Il Rottamatore sta pensando che sia più saggio cercare gli alleati veri in Rete e tra la gente comune, archiviando la pratica di costruzione di leader in vitro, senza che abbiano consenso in grado di legittimarli. Un atavico difetto del centrosinistra.

Negli ultimi tempi il sindaco di Firenze aveva mostrato una fase più mediatrice con la vecchia dirigenza: ora, o per parafrasare un suo vecchio slogan Adesso!, è giunto il momento del coraggio parte seconda (dopo quello mostrato nelle primarie contro Bersani). Perciò niente strategie e calcoli, ma una sfida totale a quei dinosauri che lui raffigurava sin dai primi appuntamenti alla Leopolda.

Partito pensante. La Ditta di Bersani prevedeva un partito pesante, strutturato in una maniera simile al Pci. Renzi ha una posizione contrapposta, ma è molto attento a non parlare di “partito leggero” perché in quel caso si scatenerebbe una canea nei suoi confronti: tutti gli ringhierebbero contro il fatto di essere il “figlio illegittimo” (politicamente parlando, s’intende) del nemico Silvio Berlusconi. Dunque al posto di un Pd pesante meglio uno “pensante” con un’organizzazione che sappia fornire una visione generale della società e soprattutto possa affrontare la crisi economica destinata a durare ancora lungo.

Cambiamenti diversi. Il rinnovamento renziano è interpretato come l’ultimo atto della battaglia generazionale iniziata da anni, quando venne coniato il celeberrimo termine “rottamazione“. Tuttavia, il sindaco di Firenze dovrà affrontare un’altra questione: la richiesta di diversi approcci al cambiamento, come testimonia la candidatura di Pippo Civati. Anche il suo ex sodale rappresenta la richiesta di un Pd rivoluzionato, ma con posizioni distanti. Renzi deve così acquisire la consapevolezza di non essere più l’unico paladino dei democratici che sognano un Partito democratico nel vero senso della parola.

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