Caro Leonardo Bonucci…

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Leonardo Bonucci

Caro Leonardo,

ci sta a sbagliare un calcio di rigore, ma quel penalty lo potevi pure calciare nello specchio della porta, così hai fatto sganasciare mezzo mondo. E son partite le burle, ora non ti lamentare. Comunque non disperare, come te, un calcio di rigore l’aveva sbagliato pure Roberto Baggio, e quella era una finale mondiale. O Di Biagio, tanto per restare in Azzurro. Ma Gigi, sangue e veracità romana, almeno l’aveva fatto stampare sulla traversa, quel pallone. Accadde in Francia, Mondiale 1998.

Certo, dovresti prendere esempio da qualcuno che li sa tirare, e a caso mi viene in mente Francesco Totti, ecco, guarda qui quel suo rigore che ha fatto epoca contro l’Olanda in una semifinale europea… O Balotelli oggi, o Gigi Riva ieri. Lui, Rombo di tuono, era cecchino come lo è oggi “Mario il testardo”.

Comunque non preoccuparti, caro Leonardo, sei in buona compagna. Sui calci di rigore sbagliati ci si potrebbe scrivere un libro: chiedi al ghanese Asamoah Gyan, che dicono soffra di depressione dopo i due penalty sbagliati al Mondiale e in Coppa d’Africa.  O chiedi a Shevchenko, un suo fallimento dagli undici metri costò la Champions ai milanisti nel 2003, così come il flop dal dischetto costò la coppa con le orecchie al Chelsea, che fu tradito dal suo capitano, John Terry.

E pensa che peggio di tutti ha fatto Martin Palermo: in una sfida fra la sua Argentina e la Colombia, ne sbagliò tre. Dico tre in una partita, roba che lui non solo riuscì a sbagliare, ma perfino a perseverare. E pensa che l’Argentina perse quella sfida con tre gol di scarto. Può bastare? Dài, riconsolati con Ciccio Graziani e Bruno Conti, che ancora pesa a entrambi quella maledetta finale persa ai rigori col Liverpool.

Caro Leonardo, pensa che come te ci è finito David Beckham, che ne tirò uno alle stelle contro il Portogallo quando giocava in nazionale. E la partita, era un po’ più importante d’una semifinale di Confederations cup, era un quarto di finale Mondiale, anno 2006. Dici… ma lui era un attaccante. Ecco, allora ti affianco Franco Baresi, finale Mondiale del 1994. Forse quel suo pallone calciato alle stelle adesso si starà incontrando col tuo.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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