Non ho voglia di salvare il mondo

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Dopo gli sconquassi creati a destra e a manca, fra centrali nucleari, gas di scarico, foreste abbattute e mille altre menate simili, adesso chiedono a me di salvare il mondo.

Mi obbligano ad acquistare vetture “eco”, quelle col motore che si smorza quando metto il piede sul freno e a prendere i mezzi pubblici che – dicono – non inquinano; mi chiedono di dosare l’acqua, che è un peccato sprecarla e mi invitano a mandare l’obolo per i poveri; mi dimostrano che la solidarietà è una gran cosa, ma chiedono a me di portarla avanti, loro realizzano lo spot e stanno a posto con la coscienza; mi costringono a differenziare la spazzatura, salvo scoprire che dopo i miei distinguo fra polpette avariate, erbacce strappate in giardino, plastica e vetro, loro  compattano di nuovo il tutto, perché poi non sanno che farci con le mie lattine perfino se gliele “porgo” pulite e asciugate; quel cartello del “non fumare” lo leggo ovunque,  ma le sigarette le vendono ancora e ci guadagna lo Stato; trovi la soluzione, si chiama sigaretta elettronica” e lo Stato che comincia a rimetterci col tabacco vero trova il modo di tassarti anche l’aria virtuale; fuma pure, sì, ma all’aperto, e comunque ricorda che sei sempre a rischio multa; centro storico vietato alle auto, salvo quelle blu, e i mezzi comunali.

Potrei riempire pagine intere di divieti e richieste d’aiuto per abbassare il rischio d’implosione del pianeta. Ma smetto qui, tanto il resto lo sapete e ha il sapore della straordinaria follia di chi comanda predicando il bene ma razzolando sul male. Preferisco fare il qualunquista decidendo di non salvare il mondo. Non è compito mio, ci pensi chi comanda. Io sono un soldatino.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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