Disoccupazione ai massimi: il “decreto lavoro” non basta

Enrico Letta (foto dal suo profilo Flickr)

L’Istat certifica un fatto evidente: la disoccupazione in Italia è ai massimi storici. Il tasso si è attestato per l’esattezza al 12,2% (nel mese di maggio). E i presagi per il futuro sembrano tutt’altro che rigogliosi e lucenti di speranza. Insomma, niente di nuovo sotto il pallido sole estivo. Le persone perdono il lavoro a grappolo e le statistiche riportano una situazione già ampiamente visibile per chi vive nel mondo reale. In un quadro dalle tinte drammatiche si inserisce il “decretuccio” del governo che nientemeno si propone di favorire 200mila assunzioni.

Critiche. Per quanto riguarda il profilo numerico, rimandiamo all’articolo di Tito Boeri (leggi qui). Una considerazione da fare, tuttavia, si indirizza verso un altro aspetto: il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha mostrato il volto severo alle imprese, invitandole a investire. Una richiesta abbastanza fantasiosa: in sostanza si chiede uno sforzo immane in cambio di un contentino. Gli incentivi, difatti, hanno una data di scadenza, mentre la vita di un’azienda punta alla longevità. Un imprenditore dovrebbe lanciarsi in assunzioni matte e disperate, salvo poi trovarsi personale in esubero al termine del sostegno statale. Più che un gesto filantropico, assomiglia al tentativo di suicidio di un’impresa.

Senza soldi… nessuno è disposto a investire, soprattutto in un contesto di crisi generalizzata. All’interno di un’Unione europea accecata dalla dagli artigli dell’austerità, ci si dimentica di alcuni principi base dell’economia. Il primo, sul piano teorico, è che i problemi non si risolvono con le cause che li hanno generati (tradotto: il superliberismo non può lenire i mali provocati dal se stesso). Pertanto, sul piano pratico, serve una politica più coraggiosa che sappia guardare oltre lo zero virgola qualcosa nel bilancio (tradotto: lo Stato deve stimolare l’economia con una spesa che possa ossigenare un sistema in coma).

Leggi il decreto del governo.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI