Grillo pentiti!

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Una nuova caccia alle streghe è iniziata. Il barzellettiere di Genova, dopo il botto elettorale delle elezioni amministrative, affila le lame e come un lanciatore di coltelli si diverte a scagliare i colpi contro il suo nuovo principale bersaglio, i giornalisti.

In uno dei suoi più recenti bollettini torna a schernire la categoria che, in soldoni, impedirebbe ai cittadini di accedere alla verità attraverso una continua manipolazione dei fatti ai danni del Movimento 5 Stelle. Prendendo come spunto dal dato italiano sulla libertà di stampa redatto da Freedom House scrive:

“La responsabilità di questa situazione gravissima che impedisce ai cittadini di accedere alla verità e quindi di decidere, giudicare, partecipare alla vita del Paese è delle Sette Sorelle (rai, mediaset, la7 ndr.)”.

Ma non è tutto. A provocare il brivido lungo la schiena è la squallida metafora utilizzata per argomentare il suo nuovo tormentone:

“Persino la mafia ha avuto il fenomeno del pentitismo, perché non l’informazione? Vi forniremo un’altra identità. Avrete un programma di protezione e sarete inseriti in una “white list“, celebrati come “Giornalisti della Terza Repubblica“. Sono necessari un Buscetta, un Contorno, un Mutolo, un Mannoia dell’informazione”.
Il senso è chiaro sebben abilmente mascherato: il giornalista, italiano, colpevole di disinformare il cittadino è un criminale al pari del mafioso.
Chiunque si sia trovato un giorno a scrivere o a dire qualcosa nei riguardi dei pentastellati avrà sicuramente notato la valanga di epiteti da parte dei cosiddetti #talebani, i giustizieri della rete targati 5 stelle. Tra i più comuni ci sono: pennivendolo, venduto, scribacchino ma non mancano anche falsario, morto, zombie etc. Su questo punto si è espresso non molto tempo fa anche il giornalista Beppe Severgnini rimasto vittima di “una cascata di commenti aggressivi, volgari o minacciosi” dopo aver espresso pubblicamente le sue perplessità sul movimento.
L’aspetto curioso è che, entrando nel dettaglio dell’articolo, salta fuori una folta serie di inesattezze che non ci aspetteremmo da un “purista” come Grillo. “Ci sono sette televisioni nazionali. Tre sono pubbliche, ma in mano ai partiti. Tre di Berlusconi. Una di Cairo, ex dipendente di Berlusconi“.

Le televisioni nazionali non sono solo sette ma molte di più. La Rai non ha solo 3 canali ma ben 14, più 12 radio, 15 portali web e ben 10 tra tg e notiziari. Il gruppo Mediaset è molto più ampio delle sole tre televisioni, con 10 reti televisive (senza contare i canali premium) e 4 notiziari. Cairo Communication (proprietario da soli 2 mesi di La7) ha invece 2 reti televisive generaliste (la7 e la7d), 3 Tv sul digitale terrestre (Sportitalia1, Sportitalia2, Sportitalia24) e Pay Tv (Cartoon Network, Boomerang, CNN). All’appello mancano poi i canali e notiziari Sky (pensiamo a Skytg24) del magnate Rupert Murdoch. Ovviamente non siamo così ingenui da pensare che una rete come Rai 5 possa influenzare e dirottare l’opinione pubblica al pari di un servizio del Tg1, ma è bene sottolineare questi dati perché chiariscono l’assurdità di alcune proposte dei 5stelle. Mentre è più facile pensare di poter chiudere due reti pubbliche, risulta più difficile pensare di farlo con 13.

E ancora: “Ogni giorno diffamano il M5S. Primo movimento nazionale, primo in 50 province alle ultime elezioni, mentre il pdmenoelle è risultato primo in 40 province, la Lega in una sola. Primo e per questo nemico da abbattere“.

Grillo confonde il più delle volte la critica con la diffamazione. Mi stupisce il fatto che le critiche a Floris siano le stesse, con esiti differenti, rivolte in tempi non sospetti dal Cavaliere. Ragionando per logica, se Grillo critica Floris come Berlusconi allora tutte le notizie sul Cav erano diffamanti, come adesso lo sono per il #M5S, ergo l’anti politica e l’anti berlusconismo si alimentavano di false verità. O più semplicemente bisogna dare atto che i due (Grillo e Berlusconi) abbiano la stessa idea di informazione.
Il M5S ad oggi non è il primo partito a livello nazionale. Se il riferimento viene fatto alle ultime elezioni AMMINISTRATIVE, cronologicamente più vicine, il dato deve essere fortemente ridimensionato. La percentuali si sono drasticamente abbassate, sfiorando il 3%, anche lì dove solo tre mesi prima si era superato il 25.
“L’Italia è 69sima nel mondo per libertà di informazione, preceduta da Paesi africani o asiatici che trattiamo con sufficienza, ma che sono in grado di darci lezioni di democrazia”.
Parzialmente Vero. Nell’ultimo rapporto di Freedom House, datato 2013, l’Italia risulta essere al 69° posto (parzialmente libera), dietro al Guyana e davanti al Benin. E’ vero anche che la posizione dell’Italia nella classificaReports Without Borders è passata dalla 61 alla 57°. Pur condividendo la gravità di tale risultato è necessario sottolineare che Grillo non dice che le principali cause di questo disastro sono da dividere tra quelle legate all’eccessiva durezza del reato di diffamazione, al continuo tentativo delle istituzioni di proporre leggi bavaglio,  fino al problema del conflitto di interesse e delle minacce delle organizzazioni criminali ai giornalisti (es. Roberto Saviano).
I problemi dell’informazione in Italia sono tanti è vero, ma non si riducono al contributo pubblico all’editoria come il Guru 5 stelle vuole far credere. E se andiamo a vedere dove vanno a finire tali contributi scopriremmo che anche i grandi giornali come la RepubblicaCorriere della SeraLa StampaIl GiornaleLibero oltre all’amato Fatto Quotidiano non ricevono alcun finanziamento diretto.
Dunque anche Grillo utilizza il taglia e cuci nelle sue argomentazioni, anche Grillo decontestualizza le informazioni e le connette impropriamente ad altre problematiche, anche Grillo, come i giornalisti che accusa, sfrutta la retorica come arma di “manipolazione”. Dunque, seguendo il suo ragionamento, dovremmo pensare che lui è un “mafioso”?
ipse dixit

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