Spenta la tv di Stato greca: “Così muore una democrazia”

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Come se chiudessero la Rai. E “mai dire mai”, perché in Grecia è accaduto l’ 11 giugno, quando il governo capitanato da Samaras ha deciso di staccare la spina alla Hellenic Broadcasting Corporation (ERT) “per ragioni economiche e in vista di una radicale ristrutturazione”.

Il risultato: quasi 3000 tra giornalisti e tecnici licenziati in blocco e la popolazione senza quella “cattiva maestra televisione” che pure costituiva una parte della loro essenza nazionale.

“In un periodo di crisi in cui tutto il popolo greco sta sopportando grandi sacrifici si deve agire senza ritardi. Se vogliamo uscire dalla crisi, dobbiamo lavorare nella trasparenza e senza sprechi. Le trasmissioni saranno interrotte a partire da questa notte. In seguito sarà creato un nuovo e più moderno ente radiotelevisivo che non sarà più controllato dallo Stato e funzionerà con meno personale”, ha dichiarato il portavoce del governo Simos Kedikoglou.

Un segno macabro che infligge il colpo di grazia allo Stato greco? Eppure sembrerebbe un atto quasi eroico di salvare qualche euro dalle sue casse, o dalle sue macerie, se non fosse per il  fatto che a breve proprio dalle rovine della Ert sorgerà la nuova araba fenice: la Nepit Spa, una società privata che avrà il compito di sostituire la vecchia tv statale. Insomma, qualcosa molto vicino alla politica di Austerity voluta dalla troika (Bce, Fmi e Ue) che prevede la privatizzazione delle aziende a partecipazione statale e ritenuta indispensabile per poter continuare a garantire gli aiuti necessari ed essenziali per poter risanare l’economia del Paese.

Che ne sarà dei 3000 dipendenti? Il magnanimo governo annuncia che verrà istituito un concorso pubblico per il reinserimento di una parte tra giornalisti e tecnici, mentre per gli altri si prevede una degna liquidazione. La paura che sorge è che venga adottato un certo metodo Marchionne, cioè che vengano scartati proprio i lavoratori più sindacalizzati.

Intanto le proteste non si fermano: le sedi occupate dell’ ente pubblico sono meta peregrina dei malcontenti protestanti di tutta la Grecia, il Kke (il partito comunista) ha prestato il suo canale Radio per la trasmissione della televisione; i Asu carta, tv e radio private che si sono fermati ieri in segno di solidarietà con i colleghi della Ert; ospedali e scuole ieri erano in servizio con personale ridotto; stessa cosa per gli assistenti di volo e gli addetti ai trasporti pubblici.

Dopo la timida reazione degli apparati dirigenziali dell’ Ue, l’Ebu (Unione Europea di Radiodiffusione), ha chiesto al governo greco di tornare indietro sulla decisione di chiudere la Ert. “Chiediamo al governo di Atene di ristabilire subito il segnale su Tv, radio e web”, ha detto il presidente dell’Ebu Jean-Pual Philippot.

In una nota dell’Ansa delle 20.40 si legge che il primo ministro Samaras ha aperto oggi a una ripresa parziale delle attività della radio e tv pubblica. Per dirla con le parole di Marianna Karakoulaki, presidente dell’ bu: “Quando si spegne il microfono di un giornalista, si spegne la voce della democrazia”.

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Noemi Debbi

Informazioni su Noemi Debbi

Nata, cresciuta e pasciuta. Diplomatasi al liceo classico, con tante domande si iscrive a Filosofia per avere risposte. Ottiene in cambio ulteriori domande, così decide di prendere la realtà per il bavero e di ottenerle con la forza. E' iperattiva, si interessa di filosofia del linguaggio, di filosofia politica, e di comunicazione politica. Ama il teatro per essere uno specchio, un passaggio verso un'altra realtà in cui può purificarsi . La frase che meglio la rappresenta è " Nuvole sparse qua e là, bel tempo altrove. Serena, variabile".
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