Il ritorno di Bersani

Pier Luigi Bersani (foto da Flickr di pgrandicelli)

L’esilio è finito, l’ex capo reparto della Ditta è pronto a riprendere i ferri del mestiere. Pier Luigi Bersani è infatti tornato sulla scena, rinfrancato dal risultato delle Amministrative. «Una vittoria strepitosa. Aspetto che qualcuno dica che il Pd ha perso o che si è vinto nonostante il Pd», ha twittato al termine dello scrutinio dei ballottaggi. Una frase velenosa che aveva un bersaglio preciso, che risponde al nome di Debora Serracchiani, rea di aver attaccato il partito affermando al primo turno: «Ignazio Marino, come me, vince nonostante il Pd». Un sarcasmo che è rimasto indigesto all’ex segretario. Che comunque dalle urne, al netto del drammatico astensionismo, ha trovato solo un parziale riscatto. I fatti sono ineludibili: a Palazzo Chigi le leve del comando sono nelle mani del suo “fu” vice, Enrico Letta, mentre alla guida dei democratici è stato convocato Guglielmo Epifani. Il tutto con lo sfondo di un governo in tandem con il Pdl berlusconiano. Proprio tutto quello che avrebbe voluto evitare PiGi da Bettola, che al di là degli errori commessi resta l’unico ad aver saldato il conto della debacle di febbraio.

No all’uomo solo al comando. Bersani è animato da una sana voglia di condurre una battaglia politica, muovendo le proprie truppe capeggiate dal viceministro delll’Economia Stefano Fassina e dal sottosegretario alle Politiche Agricole Maurizio Martina. L’obiettivo è di evitare una leadership forte, portando avanti la visione di un partito “collettivo” e contro le derive personalistiche. In pratica un niet all’uomo solo al comando, che nel Pd ha un nome e cognome preciso: Matteo Renzi. Il documento proposto dai bersaniani nei giorni scorsi sostiene che la personalizzazione è «un modello di cui Berlusconi è stato il principale interprete e che – lo abbiamo visto – porta consenso ma non soluzioni». Il rilancio dei democratici, dunque, inizia dalle stesse idee manifestate e comunicate (in maniera arruffata). Con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Qui l’intero documento dei bersaniani.
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Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI