Mentana e Ferrara: due stili diversi che si incontrano a tavola

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Disclaimer: non si parla del caso Bisignani, né delle sue ripercussioni politiche, ma solo di uno spettacolo televisivo.

La lite in televisione tira sempre gli ascolti, ma di quella avvenuta in diretta ieri sera tra Giuliano Ferrara ed Enrico Mentana non rimane che un 4,5%, qualche titolo sui giornali e molte discussioni su Twitter (#bersagliomobile è stato Trend Topic per un po’). Fa sorridere il fatto che lo stesso Mentana abbia abbandonato il suo profilo sul sito di microblogging perché stanco di leggere un linguaggio offensivo e maleducato (non necessariamente contro di lui)

«Spiace che di una trasmissione seria rimanga solo la lite con Ferrara»

Così all’AdnKronos commenta il giorno dopo il conduttore, e direttore del tg de La7, che aveva improntato la puntata di Bersaglio Mobile su Luigi Bisignani. Personaggio di cui la cronaca giudiziaria si è occupata in un recente passato, e di cui forse valeva la pena parlare allora più che adesso (al netto delle inchieste dei magistrati), almeno se si vogliono seguire i tempi e i ritmi della televisione: succube, volente o nolente, della dittatura dello show, anche nell’informazione.

Ferrara dal canto suo è per vocazione è un guastatore: a pensar male per interessi (quali poi è da capire) o semplicemente per noia e spirito guascone. Un dinamitardo dalla miccia corta, che rischia di ritrovarsi col candelotto in mano (in Rai finì in malo modo la stagione del suo programma “Radio Londra”, ora dopo diverse ospitate nei programmi de La 7, in particolare di Mentana, rischia di non poter più comparire). Più che dare informazioni si diverte a scompaginare, a far in bastian contrario, rispetto ai colleghi che vogliono invece ragionare sui fatti lui preferisce giocare con le idee.

Un gourmet (Mentana) contro un gourmand (Ferrara)

Due approcci alla professione, e supponiamo alla vita, intimamente diversi pur se giocati sullo stesso campo. Più che delle rispettive professionalità, interessa vedere come entrambi si presentano, in televisione.

Enrico Mentana ha l’aria da primo della classe, pronto e anche simpatico quando vuole. Da buon padrone di casa, anche se immaginiamo avrebbe lo stesso contegno anche in casa e in trasmissioni altrui, non vuole farsi trovare impreparato o in una cattiva inquadratura. Ben Rasato, indossa occhiali tondi e un completo blue.

Giuliano Ferrara, in abito spezzato e colorato, sfoggia una barba rossiccia non perfettamente curata, un po’ ottocentesca. Sembra essere il tipo allegro ma facilmente preda della collera, che si può incontrare ad una cena tra semi-sconosciuti, di quelli che non ispirano subito fiducia, anzi.

Eccoli allora immaginarseli entrambi più che a disquisire in televisione, seduti ad una tavola imbandita. Mentana, è il classico gourmet, l’esperto di vini e cibi prelibati, che però voglia condividere le proprie conoscenze con gli altri commensali. Un po’ pedante e precisino, con il tovagliolo ben appoggiato sulle ginocchia, che mai si macchierebbe la cravatta ben annodata con un mezzo-windsor. Ordinerebbe una zuppa di farro e lenticchie.

Dall’altro lato del tavolo siede un crapulone, Ferrara, ottima rappresentazione vivente nei modi e negli atteggiamenti di un gourmand (ghiottone potrebbe essere una traduzione impropria ma accettabile). Che sedendo a tavola ha l’acquolina in bocca a prescindere da menù, avido di sapori e che ama pugnare con le cibarie (come con le persone), allegro tra un boccone e l’altro ma trepidante tra una portata e la successiva.

Il primo mangia per classificare i sapori, per dare un’ordine, una tassonomia quasi, alle sensazioni. Un palato fine insomma. Il secondo invece assaggia e assapora per curiosità, non per rintracciare uguaglianze ma diversità tra un boccone e l’altro; mangia di gusto, anche se non sempre gusta tutto quello che mangia, preso dalla frégola di non perdersi qualcosa di buono. È uno che mangia di pancia ecco.

Due stili anche giornalistici ben differenti, che saltuariamente si incontrano (incontravano?) nei salotti televisivi, sarebbe interessante vederli anche seduti allo stesso tavolo. In fondo lo spettacolo della politica in televisione sembra assomigliare sempre di più ad una grande abbuffata.

Qui il video della lite.

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Fabio Ferri

Informazioni su Fabio Ferri

A 11 anni viene pubblicato il suo primo articolo su di un giornale locale. Pensava d’aver sfondato e si riposa per una decina d’anni buoni. Poi gli dicono che scrivere è sempre meglio che lavorare (purtroppo ci crede) e quindi incomincia a frequentare i bagni di radio, quotidiani e agenzie stampa (scrivendo oscenità e i suoi contatti sulla porta del cesso). Folgorato dal Gonzo (journalism) e Data (sempre journalism), cerca senza successo di fonderli insieme in un abbraccio di parole e numeri. Su SP scrive a sua insaputa di comunicazione politica e social media (#socialpolitic). Twitter: @fabeor
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