Un Movimento 5 Stelle da Prima Repubblica

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Come un partito della Prima Repubblica il Movimento 5 Stelle ha iniziato la più tradizionale resa dei conti dopo un brutto risultato elettorale. Eppure si trattava di “semplici” Amministrative, che peraltro mettevano in palio pochi capoluoghi rilevanti (eccetto Roma). Insomma sembrava un test transitorio che poteva quasi passare inosservato. Invece il malumore dei parlamentari del M5S, sottaciuto nelle scorse settimane, ha preso la forma della polemica e addirittura della contestazione diretta al leader e fondatore. Così la “creatura” di Beppe Grillo ha vissuto una repentina metamorfosi che l’ha resa una forza politica uguale alle altre, con divergenze e spaccature, spedendo in cantina la “diversità” sbandierata nelle campagne elettorale; ossia proprio quella strategia che aveva portato il Movimento al 25% dei voti nelle ultime Politiche.

La rabbia del leader. Beppe Grillo ha replicato con furore (quindi pienamente nel suo stile) alle critiche avanzate dalla senatrice Adele Gambaro, invitata a lasciare subito il M5S. L’ex comico ha avvertito la sensazione che i parlamentari stiano iniziando a vederlo come un limite e interpreta questo pensiero come una sorta di tradimento. Anche perché è indubitabile che senza il suo carisma il Movimento 5 Stelle non avrebbe ottenuto nessuno dei risultati sinora conseguiti, a partire dalla “presa di Parma” per continuare alla straripante affermazione di febbraio. Le ultime Comunali hanno, quasi a sorpresa, innescato una dinamica immaginabile per la Dc, il Pci, il Psi (o al massimo per gli eredi di queste tradizioni politiche). Un colpo che cancella l’immagine di “nuovo” che pure Grillo aveva sapientemente costruito. E che rischia di portare acqua all’oceano di astensionismo già testimoniato nelle Amministrative.

(Qui il video delel dichiarazioni della senatrice Gambaro).

(La replica di Grillo sul blog).

(Quali sono i “pericoli” della caduta delle 5 Stelle).

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