Finanziamento ai partiti, tra svolta e #leggetruffa

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Enrico Letta (foto dal profilo Flickr)

Il finanziamento pubblico ai partiti, così come lo conosciamo, sparirà del tutto nel 2017. E già dall’anno in corso ci sarà un taglio del 40%, che aumenterà del 50% nel 2014 e del 60% nel 2015. Dal consiglio dei ministri di ieri arriva così la notizia più attesa, rispondendo anche alla gradualità richiesta dai segretari di partito. «Al posto del finanziamento pubblico entrerà in funzione un nuovo sistema che si fonderà sulla contribuzione volontaria da parte dei privati e che si potrà effettuare attraverso: a) detrazioni;  2 x 1000», ha spiegato il comunicato di Palazzo Chigi. Sul 2×1000, tuttavia la decisione spetta al «contribuente in fase di dichiarazione dei redditi mediante la compilazione di una scheda recante l’elenco dei soggetti aventi diritto».

Segnale Letta. Il governo delle larghe intese ha cercato di lanciare il primo atto significativo ai cittadini: per contrastare le accuse di inciucio e di spartizioni delle poltrone, il presidente del Consiglio Letta ha voluto intestarsi un sostanziale intervento sui costi della politica; un tema cruciale degli ultimi mesi. La dilazione temporale è solo un contentino ai partiti che dovranno studiare la nuova normativa per individuare gli spazi vitali, ma non incide sulla sostanza: il meccanismo “perverso” dei rimborsi elettorali sarà archiviato.

#Leggetruffa. Il Movimento 5 Stelle è immediatamente insorto di fronte a uno degli argomenti su cui Beppe Grillo ha fondato il proprio successo politico. «L’importo totale a disposizione dei partiti potrebbe addirittura aumentare. Il finanziamento esce da una parte e entra dall’altra», ha denunciato il fondatore del M5S, bocciando senza appello la riforma e lanciando su Twitter l’hashtag #leggetruffa. L’attività di comunicazione risulta, tuttavia, ostica vista la complessa architettura della legge. Gli attivisti a 5 Stelle dovranno cercare di spiegare e dare risalto a un aspetto: il cittadino che non dichiarerà esplicitamente di voler destinare il suo 2 per mille all’erario finirà per finanziare i partiti. Con un contributo “pubblico” indiretto.

Per approfondire:

La nota di Palazzo Chigi.

L’articolo di Sergio Rizzo sul “Corriere”.

L’articolo di Curzio Maltese su “La Repubblica”.

L’articolo di Peter Gomez sul “Fatto Quotidiano”.

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