Perché il Pd canta vittoria?

Pubblicato il da

Come sempre le elezioni Amministrative hanno un significato locale nei giorni prima del voto e si trasformano in un test nazionale alla fine dello scrutinio. Si tratta di un film già proiettato migliaia di volte sugli schermi della politica. Uno spettacolo ripetitivo e, ça va sans dire, alquanto noioso. L’esempio più lampante arriva dal Pd: durante la campagna elettorale ha “fatto di tutto” per danneggiare i candidati del centrosinistra, tra faide e voci di scissione. L’unico atto di buonsenso è stato quello di defilarsi dalle competizioni locali, come è avvenuto Roma con Ignazio Marino (che peraltro non è propriamente un “uomo di apparato”). Il simbolo del partito, per paradosso, è stato tenuto lontano per evitare ricadute negative. Eppure le dichiarazioni post voto sono incentrate su un pomposo elogio di una vittoria, forse vista solo come “presa del potere”. Non proprio una visione contemporanea e aderente alle richieste dei cittadini.

In primis perché il dato evidente è solo uno: gli italiani non vanno a votare nemmeno più per il sindaco; un tipo di elezione che storicamente richiamava alle urne una quota significativa di elettori. In secondo luogo i democratici dimenticano che la tradizione premia i loro candidati al livello locale, reiterando un vecchio tic della sinistra italiana. Per dire: nella storia ci sono stati sindaci del Pci, ma mai un presidente del Consiglio comunista. E’ “strano” che gli eredi di quella tradizioni non rammentino questo piccolo particolare. Sarebbe, perciò, un errore (l’ennesimo) la sopravvalutazione delle elezioni che aveva inizialmente vissuto con distacco. Per tacere poi di chi si inerpica nell’analisi del risultato in una chiave favorevole alle larghe intese. Una visione audace e che finge ancora di non comprendere  la gravità del dato sull’astensionismo.

Un altro mantra riguarda il “tiro al Grillo”. Il Movimento 5 Stelle è in evidente flessione e in questo senso l’arma dell’astensione ha colpito la creatura politica del comico (in aspettativa): c’è un’ampia fascia di elettorato che non vota oppure sceglie il M5S. Al di là delle opinioni sui “pentastellati”, gli altri partiti non possono gioire: c’è una parte di italiani che nemmeno li ascolta più. Sul fenomeno-Grillo, poi, andrebbe annotato un ulteriore aspetto: il consenso in un’eventuale competizione per le Politiche non è dimezzato, come si potrebbe evincere dai numeri emersi nelle ultime ore. Il motivo è semplice: parlare di amministrazione di una città è ben diverso dal discutere sulla crisi di un Paese sull’orlo del fallimento.

Twitter: @SteI

ipse dixit

Alfano parla di carcere per chi sceglie l’utero in affitto. Ma il ministro lo sa che in Italia questa pratica è già vietata dalla legge 40? continua

Monica Cirinnà, relatrice del ddl sulle unioni civili
21 aprile 2015 | Giovedì 23 aprile – ore 18,00 Libreria Ibs Via Nazionale, 254 – Roma Presentazione del libro “Il Creasogni” di Simone...