«Con più tram meno problemi di trasporto a Roma»

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Cristian Di Paolo

A poche ore dal voto delle Comunali a Roma, impazzano gli ultimi slogan. Sfera pubblica ha intervistato Cristian Di Paolo, candidato con la lista civica a sostegno di  Ignazio Marino. E da lui giungono alcune proposte che il chirurgo ha già annunciato di voler attuare in caso di vittoria.

Roma ha tanti problemi, dalla viabilità all’inquinamento. Come si può intervenire, in tempi rapidi, per risolverli?

Il primo intervento, rispetto agli enormi problemi della viabilità, deve essere quello di utilizzare al meglio le infrastrutture già esistenti, senza mettere in cantiere altre grandi opere, le quali sarebbero solo un aggravio fiscale sul pesante deficit di bilancio – 200 milioni – che Roma possiede. Marino ha più volte parlato della “Cura del ferro”, ossia – per fare esempi pratici – mettere sin da subito in circolazione i 76 tram, dei 163 totali, che quotidianamente rimangono fermi nei depositi. Questi mezzi potrebbero, immediatamente, divenire lo strumento per collegare il centro e i quartieri non ancora serviti da una rete di trasporti pubblici adeguati. Così come garantire un efficiente servizio della linea B della metropolitana e tenere tutte le linee aperte fino a tarda notte nei week-end.

Sfruttando a pieno le infrastrutture che Roma già ha, non solo si inizierebbe a garantire ai cittadini il doveroso “Diritto alla mobilità”, diritto garantito in tutte le altre capitali europee, ma di sicuro si ridurrebbe, rapidamente, il tasso d’inquinamento causato dell’eccessivo uso di mezzi propri. Ogni giorno, infatti, Roma è interessata da più di 7 milioni di spostamenti ed il  67% avviene attraverso autoveicoli propri.

Lei è molto attento ai temi ambientali. Come è possibili attuare politiche ecologiche in una metropoli tanto complessa come Roma?

Roma è il comune italiano ed europeo più esteso e molteplici possono essere le possibilità d’intervento: installare pannelli solari sopra gli edifici comunali, nei parcheggi pubblici, sulle pensiline dei bus; creare maggiori punti di ricarica per le biciclette elettriche; diversificare il più possibile le fonti energetiche a sostegno del trasporto pubblico e privato (idrogeno, metano e biogas).

La nostra Città gode di un ottimo clima, è assurdo non incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili ed ecosostenibili o non impiegare mezzi che sfruttino questo tipo di energia.

Per fare un esempio: la piccola Danimarca si è posta l’obiettivo, entro il 2050, di produrre il 100% dell’energia impiegata sul territorio nazionale da fonti rinnovabili, naturalmente passando per delle fasi intermedie a breve termine (2020). Attualmente, ogni mese vengono montate celle solari per circa 30 MW e stiamo parlando di un paese che non beneficia di un clima mediterraneo quale il nostro. In futuro non ci sarà abbastanza petrolio per tutti e questo è un dato di fatto che non possiamo più ignorare.

Infine, si potrebbero impiegare le Smart Grid (reti di informazione che affiancano le reti di distribuzione elettrica e le gestiscono in maniera “intelligente”, evitando sprechi energetici, sovraccarichi e cadute di tensione elettrica).

E quali leve economiche possono essere sfruttate per fronteggiare la crisi economica?

Abbiamo imparato ormai da un po’ di tempo ad utilizzare la parola spending review, ovvero migliorare l’efficienza e l’efficacia della macchina statale nella gestione della spesa pubblica, attraverso una sistematica analisi ed un controllo delle strutture organizzative, al fine di eliminare gli sprechi ed ottenere, finalmente, la trasparenza delle gestioni e delle spese sostenute per l’erogazione delle prestazioni. Moltissime risorse vengono ancora sperperate invece di essere investite al meglio.

Negli anni il Comune di Roma ha “esternalizzato” una serie di servizi e il risultato di queste scelte è sotto gli occhi di tutti: maggiori risorse spese per servizi forniti e di certo non adeguati. Oltre a questo, dobbiamo impegnarci ad intercettare ed ottenere i finanziamenti europei sulla ricerca; pensiamo al programma Horizon 2020 che mette a disposizione 80 miliardi.

Abbiamo una sfida enorme davanti: quella di creare nuovamente opportunità di lavoro, unica vera leva economica. Non saranno di certo azioni e argomentazioni quali “la guerra” tra l’abolizione dell’IMU o meno a fornirci le possibilità per uscire piano, piano fuori dalla crisi.

Gli elettori sono “bombardati” da messaggi di campagna elettorale. Come è possibile intercettare prima la loro attenzione e poi il loro consenso?

Semplicemente parlando ed affrontando temi cari ai cittadini e non alle forze politiche. Credo che la cosa più importante debba essere vivere la città e i suoi dintorni, senza rinchiudersi in “torri d’avori”. Bisogna ricordarsi che ognuno di noi è in primis un cittadino e deve avere l’umiltà, e l’intelligenza, di ascoltare chi conosce il territorio e chiede aiuto da anni al Comune, facendosi carico delle problematiche e dei disagi quotidiani.

Quale impatto può avere il voto di Roma sul panorama nazionale?

É Roma, non è politica! Ricordiamoci che non esiste città al mondo come questa.  A prescindere dall’impatto che avrà il voto a livello nazionale, noi ci concentreremo sul cambiamento che avverrà a Roma Capitale. Il nostro primo obiettivo è la totale trasparenza che spazzerà via anni di mala gestione, i quali hanno escluso i cittadini dalla condivisione del bene comune. Vogliamo tornare a “vivere”, uscendo da un incubo che ci ha paralizzato per cinque anni. Questo verrà fatto con il contributo di tutti i cittadini romani, indipendentemente dall’appartenenza politica. Se questo avrà ripercussioni a livello nazionale, e qualcuno vorrà seguire le nostre orme, ne saremo felici soprattutto per l’Italia.

Calvino diceva: “Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone”.

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