I due premier

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Enrico Letta (foto di Andreas Caranti)

Il presente e il futuro. Enrico Letta e Matteo Renzi incrociano le parole nello stesso giorno, avviando simbolicamente la lunga volata che li porterà a contendersi la leadership prossima ventura del Partito democratico (sempre se esisterà ancora un Pd dopo il congresso). Una tempistica forse casuale ma che assume un significato particolare per i due ex “golden boy” della Margherita, ora (futuribili) duellanti per la guida dell’intero centrosinistra. Sono loro i “due premier”: uno, Letta, sicuro nel presente, e l’altro, Renzi, possibile nel futuro. Ed entrambi fanno ricorso a queste categorie temporali per valorizzare le proprie idee.

Letta. Con il suo approccio ecumenico il presidente del Consiglio, rivendica, in un’intervista a La Repubblica, un’azione di governo sulla base delle idee del centrosinistra. Come scrive Stefano Menichini, sull’Imu Berlusconi ha ceduto agli alleati di governo, e Letta vuole intestarsi i risultati ottenuti. Pur senza voli di fantasia, illustra misure concentrate sull’attualità, sul qui e ora. Enrico Letta, quasi riservando un tributo a Bersani, parla di fatti e concretezza, all’insegna del “sacro” principio della responsabilità, che ha peraltro condotto all’alleanza con il Pdl.

Renzi. La strategia lettiana segue il suggerimento di Matteo Renzi, fornito all’assemblea nazionale: non bisogna «subire» il governissimo, ma dettare l’agenda. Altrimenti Berlusconi spiegherà le vele verso un trionfo elettorale. Così, mentre il presidente del Consiglio discetta dei risultati conseguiti dopo il primo vero Cdm, il sindaco di Firenze presenta il nuovo pamphlet al Salone del libro di Torino. Un luogo che richiama un forte impatto culturale. Il titolo Oltre la rottamazione è la sintesi del progetto politico: l’irriverente “rottamatore” vuole rassicurare elettori e dirigenti di essere diventato adulto. In tale contesto rientra la piena lealtà garantita a Letta, l’amico-rivale. Proprio per differenziarsi da lui, però, Renzi richiama una visione di speranza sul futuro. Il presente, infatti, appartiene ad altri. Ma lui scruta l’orizzonte per evitare di restare una “eterna promessa” e un “eterno secondo”.

Twitter: @SteI

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