La svolta di Grillo

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Beppe Grillo (foto di Antonella Beccaria)

Beppe Grillo che risponde alle domande di un giornalista, non lancia anatemi e manifesta umano dispiacere verso Romano Prodi (che in passato aveva soprannominato Alzheimer) per il trattamento riservatogli dal Pd. In pratica una conversione sulla strada verso Palazzo Chigi. Il fondatore del Movimento 5 Stelle ha fiutato il cambio di vento e ha attuato una svolta comunicativa con l’intervista rilasciata ieri a La Stampa. Con un disegno preciso:  accreditare la “sua” creatura come un affidabile soggetto in grado di governare l’Italia per ricostruirla dalle attuali macerie.

No alla normalizzazione. Il M5S non accetta processi di “normalizzazione” come è avvenuto per un’altra recente forza antisistema: la Lega di Umberto Bossi. La linea di “lotta (nei raduni) e di governo (nelle alleanze)” non si addice a Beppe Grillo, nella consapevolezza che la base chiede un cambiamento dell’intera classe dirigente in nome della trasparenza e dell’abbattimento degli sprechi della politica. Una strategia di alleanza porterebbe qualche poltrona in più, maggiore potere decisionale ma in cambio ci sarebbe un “tributo di sangue” in termini elettorali. Né tantomeno appare verosimile l’accostamento del MoVimento ai Radicali degli esordi: le 5 Stelle sono un fenomeno totalmente inedito del panorama politico, in quanto “strutturati” (o non-strutturati, come potrebbe dire un attivista) in Rete. Uno strumento che ha fatto irruzione solo negli ultimi anni e che condivide poco con gli schemi del passato.

Maturazione a 5 Stelle. Grillo vuole condurre il Movimento nella “maggiore età” della politica, togliendo il marchio di novellini dediti a inanellare gaffe. Il processo di maturazione prevede la costruzione di un’immagine di affidabilità: una strategia adatta a sottrarre agli avversari l’argomentazione del M5S come «forza estremista di protesta» (un sondaggio di Ballarò lo ha già presentato con questa definizione). E soprattutto l’obiettivo principale dell’asse Grillo-Casaleggio è di proporsi come garanzia per la democrazia (contro derive violente) e soprattutto come unico argine  al ritorno di Silvio Berlusconi. Con il punto d’approdo ideale collocato in un bipolarismo targato Pdl-Movimento 5 Stelle. Così le 5 Stelle, dopo aver sfasciato il Pd con la candidatura di Rodotà al Quirinale, sono pronte a lanciare l’assalto al Cavaliere. A partire dalla richiesta di arresto.

Twitter: @SteI

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