C’era una volta l’Europa

David Cameron (foto Russell Watkins/Department for International Development)

Sembra passata un’era geologica da quando è entrato in vigore l’euro. Solo dieci anni fa l’entusiasmo per la moneta comune pervadeva i governi sulle magnifiche sorti che attendevano l’Europa. Ma in un rapido battito d’ali della storia, la situazione si è capovolta. Così dall’Inghilterra arriva l’assalto al fortino dell’Ue. Il partito conservatore ha lanciato l’iniziativa per promuovere una referendum nel 2017 in cui decidere se lasciare l’Unione europea. Il premier Cameron non ha espresso un’opinione precisa, pur spiegando che serve “una Unione europea più aperta, competitiva e flessibile”. Un messaggio velato sulla necessità di un cambio di passo radicale. Altrimenti le posizioni anti-Ue manifestate dai ministri Philip Hammond (Difesa) e Michael Gove (Istruzione) possono diventare la linea ufficiale dei Tories.

Gli accoliti più accaniti dell’europeismo potrebbe consolarsi denunciando il complotto della “solita perfida Albione”. Tuttavia il problema appare sempre più radicato, indipendentemente da chi lo pone al centro del dibattito. In Italia, che è un Paese fondatore dell’Unione, la sola prospettiva di una consultazione popolare sull’Europa (o peggio ancora sull’euro) manda in apprensione il gotha della classe dirigente. Risulta difficile immaginare un esito diverso dalla richiesta di un ritorno al passato, magari al modello dello Stato-nazione, sull’onda travolgente della crisi che sta distruggendo qualsiasi sentimento di speranza e fiducia. Il primo sponsor del progetto referendario è infatti il Movimento 5 Stelle, che propugna una visione local.

Il contesto diventa dunque paradossale. L’Unione europea è stata insignita del Premio Nobel per la Pace, ma il riconoscimento è stato più motivo di derisione che di rinvigorimento dello spirito unitario. La motivazione è semplice: l’aspetto simbolico assume connotati evanescenti di fronte alla difficoltà economica di milioni di cittadini europei.

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Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI