Dal ritiro spirituale niente legge elettorale

Enrico Letta (foto da Flickr)

Il ritiro del governo è finito. La mini-clausura nell’abbazia di Spineto, che in realtà era un più che comodo hotel, è stata la prima mossa di comunicazione per dare avvio all’attività di un esecutivo partito in silenzio. Il primo consiglio dei ministri è generalmente atteso tra squilli di fanfare per l’approvazione di provvedimenti ad alto impatto anche emotivo. Nel caso in questione è passato quasi inosservato. E anche alla fine dell’incontro in abbazia è stata solo vagheggiata quella che doveva essere la riforma-lampo della legge elettorale, madre di tutte le questioni istituzionali. Il sentimento di odio verso il Porcellum, urlato a mezzo stampa, non si è concretizzato con una proposta. Il presidente del Consiglio si è limitato a dire che l’argomento è stato demandato all’attenzione del ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello. Non proprio una garanzia di cambiamento, visto che il Pdl fu tra gli artefici dell’infernale sistema che riesce a garantire solo l’ingovernabilità. Peggio che in un proporzionale puro.

Silenzio. Il percorso di Enrico Letta è iniziato nella quiete del pieno silenzio. E clima dell’abbazia è una pregnante rappresentazione di tale approccio. Il senso profondo dei “giorni di Spineto” ha finito per evocare una tradizione democristiana, a partire dalla matrice cattolica. Il messaggio lanciato all’esterno è di un dialogo che cerca di disinnescare le tensioni legate ai problemi giudiziari di Silvio Berlusconi. Il tentativo di abbassare il tasso di litigiosità nella maggioranza ha assunto la forma del divieto di partecipazione a comizi di piazza. Con chiaro riferimento al ministro e vicepresidente di lotta (contro i magistrati), Angelino Alfano. Ma al di là dei simbolismi null’altro è degno di menzione.

Destinazione: ignota. Letta si è ritrovato tra le mani una veicolo senza una precisa direzione. L’obiettivo generico è di affrontare l’emergenza economica e sociale. Ma nella cornice delle buone intenzioni bisognerebbe inserire una raffigurazione che possa illustrare le iniziative pratiche. Una foto-sintesi della destinazione che al momento resta ignota.

Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI