Pd, di chiusura si muore

I sostenitori del Pd hanno subito un altro colpo: la nomina dei sottosegretari. Dopo aver assistito alla nascita del governo bicefalo Letta-Alfano, agli elettori di centrosinistra il destino ha riservato l’amarezza di vedere Micciché e Biancofiore all’interno di un esecutivo in cui figura anche il centrosinistra. La quintessenza del berlusconismo a braccetto con il Partito democratico. Gli appelli alla responsabilità della vecchia dirigenza, di fatto appiedata dalle dimissioni, non sortiscono alcun effetto. E non poteva essere altrimenti. Il tracollo di consensi genera una situazione ancora più catastrofica, quanto paradossale: i democratici sono “costretti” a proseguire sulla strada della grossa coalizione (con i pericoli connessi), perché le elezioni immediate porterebbero a un risultato desolante. Inoltre i ministri democrat devono agire in un contesto che vede i loro stessi elettori “all’opposizione”. Una missione dal coefficiente di difficoltà troppo elevato per un governo forte nei numeri ma che è tra i più fragili della storia repubblicana.

Chiusura. Il cammino verso il congresso del Pd inizierà sabato 11 maggio con l’assemblea nazionale alla Nuova Fiera di Roma. La tendenza emersa negli ultimi giorni sembra indicare un riflusso verso l’interno. Roba che al confronto le primarie per la premiership erano un miracolo di apertura. Di fronte alle intemperie del mondo esterno, insomma, c’è la tentazione di avvoltolarsi e compiere un percorso congressuale solo per la ristretta cerchia dei tesserati, maledicendo i propri elettori “che non capiscono” (senza chiedersi come mai “non capiscano”). Una visione che equivale all’eutanasia; o, per usare un paragone politico, un gesto che emula il Pasok in Grecia, che da forza di maggioranza si è trasformato in un partitino. Il Pd ha perso proprio per mancanza di ascolto verso chi si sente di centrosinistra ma è poco propenso all’ingresso in un circolo, perché preferisce altre modalità di partecipazione. E magari per “ripicca” vota il Movimento 5 Stelle. Il progetto del centrosinistra unitario può sopravvivere solo se cerca le energie al di fuori di sé e tra i giovani in ascesa, riponendo nello scantinato i gloriosi dirigenti che lo hanno condotto lungo rotte impervie. E perdenti.

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Stefano Iannaccone

Informazioni su Stefano Iannaccone

È nato pessimista nell'81, ma non si sa ancora bene di quale Secolo. Intanto, è diventato giornalista professionista, collaborando per varie testate tra cui Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, La Notizia. Ora è addetto stampa di Possibile. Tra un raffreddore e l’altro ha pubblicato tre romanzi. Twitter: @SteI