Lewandoski chi? Ah, quello del Subbuteo…

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L’attaccante del Borussia Lewandoski

No… perché noi abbiamo il campionato più bello del mondo. Ecco, siamo talmente bravi nello sbrodolarci addosso che a furia di urlare ai quattro venti che eravamo i più belli e i più fighi, adesso stiamo alla finestra a guardare gli altri che giocano (bene) e vincono. Ditelo ai tedeschi del Bayern Monaco o a quelli del Borussia Dortmund, che hanno maramalmeggiato contro Barcellona e Real Madrid nella semifinale d’andata della Champions league.

I panzer hanno capito come si fanno i soldi col pallone, e adesso il loro spread regala una pista a tutti, mentre la Merkel neanche la tiriamo in ballo che forse neanche sa in quanti si gioca, se in undici o in quindici neanche lo immagina. Giocano e vincono a spasso, si divertono e ti chiedi come sia possibile che il centravanti che in semifinale ha calato il poker ai galacticos sia stato rifiutato dal Genoa. Lewandoski chi? La prossima volta, cari manager che l’avete bocciato, andate a chiedere lumi a Diego Lopez, il portiere di Mourinho, che ne ha beccati quattro in novanta minuti. Lui si che lo sa se l’acquisto del varsaviano vale la candela.

Macché, qua da noi ci si ciondola sul passato, qua si pensa che il tempo si sia fermato e che giochino ancora Maradona e Platini. Qua l’unica similitudine con trent’anni fa è legata agli stadi, vecchi da terzo mondo del football, roba che a Taipei c’è uno stadio in pieno centro che è una bomboniera ed è stato costruito con gli spicci. Qua si va avanti coi plastici, ma la legge sugli stadi è arenata nelle sabbie mobili d’una burocrazia che affonda pur senza muoversi. Qua, se va avanti di questo passo, ci ritroveremo a giocare le partite col Subbuteo, ammesso e non concesso siano rimasti i soldi per comprare le scatole delle squadre.

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Massimiliano Morelli

Informazioni su Massimiliano Morelli

In giro si dice che sia sempre meglio fare il giornalista che lavorare ma lui, Massimiliano Morelli, preferisce fare il padre specie quando si guarda attorno e trova esaltati della comunicazione, miracolati della professione, colleghi che scrivono qual è con l'apostrofo convinti però d'essere la reincarnazione di Montanelli. Scrive di sport, dicono in maniera romanzata. Una volta per togliersi lo sfizio ha mandato a dieci testate altrettanti c.v. col suo nome, altri dieci simulando d'esser donna procace e altri dieci camuffando il cognome, fingendosi figlio d'un padre vecchia firma del giornalismo. Gli sono arrivate venti risposte per presentarsi su trenta. Peccato non sia donna procace né figlio di grande firma.
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