Pd: la rabbia della base sul web

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«Bersani dimettiti». Richiesta chiara che arriva al segretario da un neonato gruppo su Facebook il quale, per ora, conta poco più di 250 iscritti. Numeri bassi per un social network che in Italia ha all’attivo milioni di utenti iscritti. Ma tanto vale. “Pierluigi” è accerchiato, scaricato dai suoi fedelissimi, rigettato dalla rete. La mossa di proporre Franco Marini al Colle in accordo col Pdl, e l’esito della prima votazione, segnano molto probabilmente la fine della sua avventura alla guida del Pd. «Da oggi non si dirà più “È  stata la tua Waterloo!”. Si dirà “È  stato il tuo Bersani”», twitta a metà pomeriggio @SatirSfaction.

Vero. La battaglia per il Quirinale rischia di tramutarsi, come fu per Napoleone nella cittadina belga, nell’ultima combattuta dal segretario del Partito democratico. Scherzo del destino, mentre Bonaparte aveva contro la “Settima coalizione”, in questo caso Bersani ha contro pezzi della sua stessa armata (Sel ha virato su Rodotà) e – cosa più importante – del suo stesso partito. Scrive sempre su Twitter il sindaco di Bari, Michele Emiliano: «Ho chiesto a Bersani e a tutta la segreteria di dimettersi e lasciare i gruppi parlamentari del Pd». Messaggio che non lascia spazio ad interpretazioni.

Ma c’è anche chi la prende in maniera ironica. «Se al posto di Adamo ci fosse stato Bersani nell’Eden la razza umana si sarebbe estinta dopo 5 minuti», è il commento in 140 caratteri di @ItsCetty. «Mi avessero detto qualche anno fa che Bersani si sarebbe dimostrato peggior stratega di quello sfigato di Veltroni, mica ci avrei creduto», gli fa eco Giancarlo Addonisio.

Per @mauriziogily, invece, «quelli di Striscia tirano fuori dall’hangar il tapiro del millennio per Bersani». Poi c’è chi, come Marianna Tonellato, rivuole indietro il suo voto alle primarie. Se “Pierluigi” dovesse dar retta a Giuseppe Civati, neodeputato del Pd da sempre critico nei confronti della segreteria che ieri sera scriveva: «Ho dovuto ricordare che su Twitter non ci sono i marziani, ma gli elettori. E che andrebbero ascoltati», i giochi sarebbero conclusi.

A irritare non poco il popolo di centrosinistra c’è la foto, utilizzata da alcuni quotidiani online in apertura, in cui Bersani abbraccia Alfano nell’aula di Montecitorio. «Fatela girare e non dimenticatela», affermano alcuni utenti su Facebook. E c’è chi, per questo, definisce il numero uno del Nazareno «un traditore». La sintesi perfetta la fa Paolo Ferranti: «Pare che la soluzione prospettata da Bersani sia la sostituzione delle tessere Pd attuali con tessere ignifughe». Il rischio, ora, è che dopo aver perso le elezioni il Partito democratico si ritrovi senza una buona fetta dei suoi elettori. A meno che Renzi non decida cosa fare da grande…

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Giorgio Velardi

Informazioni su Giorgio Velardi

Giorgio Velardi, classe ’86, è un giornalista romano. E' stato redattore del settimanale “Il Punto”, per cui si è occupato di politica interna e attualità, ha collaborato con il settimanale di cronaca e cultura sportiva “Terzo Tempo”, con il portale “Soccer Magazine”, con il magazine “Turbo arte” e con “Radio Sapienza”, la web radio del primo ateneo della Capitale. Da luglio a novembre 2010 ha fatto parte della redazione di “Sky Sport24”, il telegiornale sportivo all news della piattaforma satellitare.
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