La corsa al Quirinale

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Utile et Dulci diceva Orazio. Utilitarismo diciamo noi. E diciamo anche che questa dottrina, è la stessa che grosso modo ha il motto: “massimo risultato, minimo sforzo”. Il principio nudo e puro del capitalismo? Nel resto del mondo probabilmente sì, in Italia no. In Italia si erge sul piedistallo della politica.

Il che non sarebbe nemmeno male se questo criterio dell’ utilità  fosse abbinato a quello della scelta etica. Per renderlo completo insomma, come i due poli di una calamita, l’uno trova ragione nell’altro.

E non sembra proprio che la politica stia dando questa risposta: innumerevoli giorni dopo che gli italiani sono stati chiamati al voto, ancora non abbiamo un governo. Governare a chi non è chiaro viene da greco kubernao, che letteralmente significa “reggere il timone”, una metafora meravigliosa oltraggiata da un fare politica scorretto.

Analizziamo la situazione: Bersani prova a fare il compromesso con il M5S, che fa lo schifignoso e gli sbatte la porta in faccia. Allora la corsa verso il Pdl che intanto nei sondaggi si rafforza e minaccia di non dare la fiducia se non si elegge un Presidente della Repubblica “di comune accordo”, diciamo così. Renzi si ribella, viene affossato. La Puppato cerca di fare da collante nei vari show televisivi e non ci riesce. Vendola grida allo scandalo per l’eventuale governissimo Pd-Pdl e se ne tira fuori.

Risultato: un Pd disorganizzato, un Pdl che cresce e un M5S che vuole essere assoluto, sciolto da ogni legame con gli altri. Questo è l’epilogo della lotta.

Rodotà, Amato, Prodi, D’Alema, Strada, Gabanelli, Marini, Bonino, Finocchiaro; hanno scomodato pure Draghi. Manca lo Spirito Santo, l’unico in grado di salvarci. E ancora una volta: prima vogliono tutti Rodotà che non va a genio al Pdl, poi la Gabanelli, che potrebbe sbloccare la questione dell’alleanza Pd-M5S e escludere il Pdl; prima si, poi forse, poi il no della giornalista. Un’altra corsa: Marini. Che mette d’accordo Pd e Pdl. Cattolico di sinistra, lontano anni luce dal comunismo e vicino quanto basta al liberalismo; militanza nell’Azione Cattolica e soprattutto bene avanti con l’età.

Sarà lui o meno, i cinguettii analizzati dalla Parsit di Torino vanno in un’altra direzione indicando che i preferiti dagli italiani per il Quirinale sarebbero proprio Gabanelli e Rodotà.

Che ancora una volta si butti l’occhio solo agli accordi, all’utile e al salvare la poltrona? Sapremo tra non molto, ma quanto è cambiata l’Italia di oggi da quella del 300, quando Dante la chiamava “nave senza nocchiero in gran tempesta”?

Proprio così. Senza nocchiero. Senza kubernetes. Senza una guida.

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Noemi Debbi

Informazioni su Noemi Debbi

Nata, cresciuta e pasciuta. Diplomatasi al liceo classico, con tante domande si iscrive a Filosofia per avere risposte. Ottiene in cambio ulteriori domande, così decide di prendere la realtà per il bavero e di ottenerle con la forza. E' iperattiva, si interessa di filosofia del linguaggio, di filosofia politica, e di comunicazione politica. Ama il teatro per essere uno specchio, un passaggio verso un'altra realtà in cui può purificarsi . La frase che meglio la rappresenta è " Nuvole sparse qua e là, bel tempo altrove. Serena, variabile".
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